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Desideria ... Ho voglia della Rossa di Sicilia !

Differenza tra Arance Rosse e Arance Bionde - Composizione e valore salutistico - Analisi Chimico-Fisica - Struttura degli Agrumi - L'Arancia - Gli Agrumi - Storia degli Agrumi - Il Piano Agrumi

La buona tavola di campagna - Negli Usa le arance rosse AraBella

AraBella ... L'Arancia più Bella di Sicilia! Azienda Agricola Spitaleri e Sbaratta Az. Agr. Spitaleri e Sbaratta Produzione e Vendita per la GDO e Mercati ortofrutticoli di agrumi di alta qualità, Tarocchi Gallo - Scirè, Tarocco Dal Muso, dal 1950 a Paternò. 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Emblema del sole e della luce della nostra terra, le arance, tra leggenda e poesia, sono diventate il frutto-simbolo della Sicilia. LE ORIGINI E LA DIFFUSIONE DEGLI AGRUMI Gli agrumi appartengono al genere “citrus” e hanno una storia avventurosa che risale a 4.000 anni fa. La loro coltivazione, infatti, ebbe inizio intorno al 2400 a.C. nella zona originaria che è l’Asia orientale. Il lento procedere verso Occidente delle arance è testimoniato innanzitutto dal nome “arancia”, che deriva dal persiano “narang”, da una particolare e ricercata pietanza della cucina persiana abbasside la “naranjija” ed inoltre dal più antico ricettario persiano, il Baghdadi. Un mosaico della villa del Casale di piazza Armerina testimonia che nel periodo tardo-imperiale romano erano già presenti in Sicilia il cedro ed il limone. L`arancio amaro (o melangolo) è stato introdotto in Sicilia e in altre regioni del mediterraneo dagli arabi nel corso del VII secolo. Alcuni secoli dopo, quando iniziarono le grandi scoperte, furono i Genovesi e i Portoghesi, popoli di navigatori, che con Vasco de Gama nel 1400 e nel 1500 diffusero l’arancio dolce in Europa: Spagna, Liguria, Calabria e Sicilia. Infatti, fino ad oggi nelle espressioni dialettali di queste regioni l’arancia è denominata: partuga, partugal, partuallo, riferendosi proprio alla regione da cui ebbe origine la diffusione europea. Probabilmente fino al XVI secolo furono coltivate soltanto arance bionde e soprattutto per scopo ornamentale e religioso: per questo motivo ancora oggi le coltivazioni di agrumi sono chiamate dai siciliani “giardini”. La moda di utilizzare gli agrumi a tale scopo si propagò nel Medioevo e nel Rinascimento. Solo in seguito furono scoperte le qualità nutrizionali di questo prodotto e così il consumo di arance si diffuse anche a livello popolare e cominciò l’utilizzo agricolo dell’agrume. Bisogna giungere nel XVII secolo perché l’arancia rossa entri nel panorama delle varietà conosciute in Italia. È nell’opera “Hesperides” del gesuita Ferrari (1646) che viene descritto per la prima volta il frutto di un”aurantium indicum” dalla polpa pigmentata (purpurei coloris medulla), portato in Italia da un missionario genovese di ritorno dalle isole Filippine, dopo un lungo viaggio iniziato probabilmente in territorio cinese (i più antichi documenti in cui si fa riferimento ad arance pigmentate sono infatti cinesi “Dalla Cina a Bruxelles”, Maccarrone), dove si è differenziato quel primordiale nucleo genetico dal quale sono derivati gli attuali agrumi. E arance decisamente rosse sono raffigurate in un quadro di Bartolomeo Bimbi, un pittore che operò alla corte dei granduchi di Toscana tra il XVII e il XVIII secolo. Le caratteristiche dell’arancia dal sugo vinoso vengono poi descritte in un manoscritto del botanico fiorentino Micheli (1679 - 1737). In Sicilia è soprattutto nel 1700 e nel 1800 che l’elevata redditività dell’agrumicoltura spinse in modo notevole la diffusione di questa coltura. In Sicilia, con il passare dei secoli si caratterizzarono delle tipologie d’arance peculiari e riscontrabili solo nell’isola, in particolare una su tutte si distinse per le sue ottime proprietà organolettiche: l’Arancia Rossa di Sicilia. I primi trattati sulle arance pigmentate si ritrovano a partire dal 1914 anno in cui, la Reale Stazione Sperimentale di Agrumicoltura e Frutticoltura, pubblicava nei suoi Annali uno studio del dott. Francesco Cocuzza Tornello dal titolo "La varietà di arancio sanguigno nel territorio di Caltagirone". Il contributo storico più importante si ritrova in un articolo del n. 3 del mese di Marzo del 1933 del mensile "L'Italia Agricola", dove il dott. Dario Guzzini elenca e descrive "Gli aranci della Sicilia". Esso delinea una precisa e puntuale descrizione delle varietà di agrume pigmentate, commercializzate oramai da decenni in Sicilia con il nome di: il "Sanguinello", "Tarocco" e "Moro". Differenza tra Arance Rosse e Arance Bionde La produzione di arance a polpa rossa è tipica della parte della Sicilia orientale circostante l`Etna. In questa zona alcune varietà pigmentate del Citrus Sinensis (var. Moro, Tarocco e Sanguinello) hanno trovato le condizioni ambientali idonee per esprimere al meglio le loro caratteristiche genotopiche. Le arance rosse differiscono dalle varietà di arance bionde per la presenza di pigmenti rossi appartenenti alla classe delle antocianine (soprattutto cianidin-3-glucoside) e per una maggiore concentrazione di sostanze antiossidanti come acidi idrossicinnamici (ferulico, cumarico, ceffeico e sinapico), flavanoni (esperidina e narirutina) ed acido ascorbico. Queste sostanze rappresentano un potente pool antiossidante che difende il frutto dalle condizioni climatiche estreme (elevate escursioni termiche) che si verificano nella zona circostante l`Etna, unica zona nella quale vengono attualmente coltivate queste varietà di arance pigmentate. Numerosi lavori scientifici dimostrano l`attività antiossidante ed antiradicalica dei componenti di arance rosse. La cianidina-3-glucoside rappresenta circa il 90% delle antocianine presenti nelle arance rosse mentre in altre fonti di (sambuco, mirtillo, etc.) la composizione antocianosidica è molto più variegata (presenza di svariate antocianine). L`attività antiossidante e radical scavenging della cianidina-3-glucoside, è stata ampiamente dimostrata in diversi modelli sperimentali (Tsuda T., 1994; Miller J., 1995; van Acker S.A., 1996; , 1995; Wang H., 1997). Essa è molto più attiva della vitamina C nel disattivare le specie radicaliche ossigenate (Wang H., 1997), ed esercita la più potente azione antiossidante tra le antocianine più diffuse nei frutti ( Miller J.; 1995). In un recente lavoro (Amorini A.M., 2001), è stato dimostrato che la cianidin-3-glucoside (principale antocianina presente nelle arance rosse) possiede un`elevata attività antiossidante-antiradicalica, superiore a quella presentata dal resveratrolo e dall`acido ascorbico, che si traduce in una maggiore inibizione del processo ossidativo delle lipoproteine a basso peso molecolare (LDL): processo questo che rappresenta un passaggio chiave nell`insorgenza di alcuni processi degenerativi (aterosclerosi, disturbi cardiocircolatori etc.). Per quanto concerne l`attività della frazione flavononica (esperidina, narirutina) presente nelle arance rosse, diversi lavori riportano la loro capacità di inibire la lipoperossidazione lipidica indotta in sistemi liposomiali da esposizione alle radiazioni UVB (Bonina F., 1996) e la protezione che questi esercitano sulla struttura del DNA nei confronti dei danni indotti dalle radiazioni UVB (Kootstra A., 1994). Inoltre l`attività antiossidante degli acidi idrossicinnamici (in particolare del ferulico e del caffeico), dei flavanoni (esperidina e narirutina) e dell`acido ascorbico è già ampiamente riportata e descritta in letteratura da numerosi lavori (van Acker S.A., 1996; Cao G., 1997; Castelluccio C., 1995; Bors W., 1995; Attaway J.A., 1991). L`attività della cianidina-3-glucoside pura che è considerata da parecchi ricercatori tra le sostanze antiossidanti più efficaci tra quelle attualmente conosciute, risulta notevolmente aumentata grazie ad un forte effetto sinergico esercitato dalle altre sostanze presenti nelle arance rosse (flavanoni, acidi idrossicinnamici ed acido ascorbico). C’è anche un effetto protettivo delle arance rosse nei confronti del "cleavage" del DNA indotto da radicali liberi. Il DNA è sicuramente uno dei componenti cellulari più sensibili ad una eccessiva produzione di radicali liberi indotta sia da fattori ambientali (inquinamento atmosferico, eccessive esposizioni alle radiazioni solari, ecc.) che comportamentali (stress, fumo ecc). Il danno iniziale provocato al DNA dai radicali liberi (cleavage ed altri effetti) rappresenta il primo di una serie di eventi biologici degenerativi che possono sfociare in gravi patologie (tumori, malattie cardiovascolari ecc). Pertanto un importante obiettivo di una buona educazione alimentare comprendente il consumo quotidiano di arance rosse riguarda la protezione di componenti cellulari sensibili come il DNA. In letteratura è ampiamente riportato che l`esposizione "in vitro" del DNA a radicali idrossilici, generati per UV-fotolisi dell`acqua ossigenata, provoca dei tagli sulla doppia elica del DNA circolare chiuso superavvolto (supercoiled, scDNA) proveniente da un plasmide. La struttura di tale DNA è paragonabile a quella del DNA mitocondriale di una cellula eucariota. Il danno al DNA mitocondriale indotto dai radicali è irreversibile in quanto non può essere riparato, come accade invece per il genoma nucleare. Un`abbondante letteratura scientifica attesta il ruolo determinante delle arance rosse di aumentare il grado di resistenza dei fibroblasti e cheratinociti umani alla lipoperossidazione, con effetto protettivo dose-dipendente, proteggendo efficacemente la pelle dai danni provocati a questo tessuto da eccessive esposizioni alle radiazioni UVB. LE ARANCE ROSSE Le arance rosse, dette anche “pigmentate”, hanno come principale caratteristica distintiva la presenza nella polpa e nella buccia di pigmenti, detti antociani, che conferiscono ai frutti un particolare colore “rosso rubino”. Coltivate lontano dall’Etna, le arance pigmentate, Tarocco, Moro e Sanguinello, perdono le loro caratteristiche qualitative di pregio (con riferimento soprattutto all’equilibrato rapporto tra zuccheri ed acidi) e non presentano più la loro caratteristica colorazione rossa. Quest’ultima, infatti, si evidenzia con le basse temperature invernali, favorite dalle escursioni termiche che si verificano in autunno e in inverno fra il giorno e la notte. Queste condizioni ambientali, che a quanto pare sembrano proprio legate alla presenza dell’Etna, non si verificano in nessun’altra regione dell’area mediterranea e del continente americano. Pertanto, la Sicilia può essere considerata la patria di elezione delle arance rosse proprio perché è il luogo dove queste varietà di agrumi (Tarocco, Moro e Sanguinello) trovano le condizioni ambientali idonee per esprimere al meglio le loro caratteristiche genotipiche. Nella fase di maturazione dei frutti, nella nostra area si verificano temperature rigide di notte e un’esposizione a luce molto intensa di giorno (radiazioni di lunghezza d’onda superiore a quella necessaria per la fotosintesi): questi due fattori climatici permettono la formazione (nella giusta proporzione) di tutti quei composti responsabili delle qualità organolettiche dei nostri frutti. In particolar modo si favorisce la formazione del precursore specifico dei flavonoidi, dai quali, mediante riduzione enzimatica, si originano le antocianine. Nella nostra area, inoltre, l’abbondante dose d’insolazione permette la formazione di alti livelli di zucchero nei frutti, fondamentali per la formazione del sapore. Ottimo esempio quindi di uno stretto legame tra fattori climatici e caratteristiche del prodotto; le stesse varietà di arancia, infatti coltivate in differenti condizioni climatiche non presentano il particolare colore e le specifiche caratteristiche organolettiche che le hanno rese famose nel mondo. Il clima arido d’estate e un’abbondante insolazione anche nei mesi invernali, le forti escursioni termiche tra il giorno e la notte nel periodo tra tardo autunno e inizio inverno e la generosa fertilità del terreno di natura vulcanica, determinano la tipica colorazione rossa e il gusto inconfondibile delle arance rosse, esempio forse unico nello scenario frutticolo nazionale di elevata qualità e tipicità del prodotto strettamente legata al territorio. Composizione e valore salutistico Il succo delle arance Tarocco si caratterizza innanzitutto per le qualità sensoriali che consistono nel colore rosso brillante, nel profumo fresco e delicato e nel gusto dolce e acidulo. Ma sono le qualità nutrizionali a renderlo speciale, unico tra i succhi di frutta. Gli agrumi sono soprattutto noti perché, sia come frutto fresco che come succhi, costituiscono una delle principali fonti di vitamina C ( o acido ascorbico) nella dieta delle popolazioni dei Paesi industrializzati. Il contenuto di vitamina C negli agrumi varia intorno a 60 mg per 100 centimetri cubici di succo fresco, ma nel “Tarocco” (la varietà di arancia rossa più apprezzata) è il più ricco di vitamina C, con livelli nel succo che oscillano tra 70 e 90 mg/100ml. Se si considera che la necessità giornaliera di vitamina C per il nostro organismo è di circa 60 mg, si nota subito che bevendo un bicchiere di succo o consumando due frutti di questa varietà di arancio al giorno è possibile soddisfare questa esigenza nutritiva. Tra i numerosi ruoli della vitamina C è interessante sottolineare la funzione antiossidante capace di contrastare l’azione dei radicali liberi: funge da “scavanger” (spazzino) dei radicali liberi che determinano fenomeni degenerativi a livello cellulare (ad essi si attribuisce la causa di malattie gravi, come il cancro). Aiuta a prevenire influenza e raffreddore, favorisce l'assorbimento intestinale del ferro, interviene nel processo di deposizione del calcio e del fosforo nelle ossa e nei denti. Recenti studi hanno inoltre dimostrato che l’alto contenuto di vitamina C delle arance rosse contribuisce all’attività surrenale, aiuta a prevenire l’infarto del miocardio ed il tumore dello stomaco e contribuisce ad allentare i danni del fumo. Tra i costituenti di maggior pregio presenti esclusivamente nelle arance rosse sono da annoverare le antocianine, i pigmenti responsabili del colore rosso. In aggiunta al contributo di tipo estetico, determinante per la tipizzazione del prodotto, le antocianine esercitano anche una importante funzione biologica. E’ infatti accertata un’azione antiossidante che limita sia i processi di invecchiamento dei tessuti, sia l’insorgere di fenomeni tumorali. Ma, a questo punto, è necessaria una precisazione: la cianidina, che è l’antocianina principale presente nelle arance rosse, è molto più attiva della vitamina C nel disattivare le specie radicaliche ossigenate. Quindi, le antocianine non solo conferiscono alle nostre arance una particolare colorazione, ma aumentano sensibilmente il loro valore biologico per via della loro capacità di bloccare i famigerati radicali liberi. Esplicano attività farmacologica sulla fragilità capillare (proprietà epitelio-riparatrice) e sulla retina. Trovano impiego nella terapia oculistica (come principi attivi che favoriscono la rigenerazione della porpora visiva), nella cura dell’ulcera, in angiologia per le proprietà epitelio-protettrici e modulatrici della resistenza e della permeabilità capillare e in tutte quelle condizioni fisiopatologiche caratterizzate da un eccesso di produzione di radicali liberi. L’antocianina dominante nei succhi di arance rosse è la cianidina-3-glucoside, che esercita la più potente azione antiossidante tra le antocianine presenti nei frutti delle varie specie vegetali. Annualmente l’Associazione Italiana per la Ricerca sul Cancro organizza una manifestazione, che consiste nella distribuzione delle nostre arance in tutte le piazze d’Italia, denominata “L’Arancia Rossa della Salute”: lo scopo è raccogliere contributi e trasmettere un messaggio educativo circa la necessità di una corretta alimentazione. Consumando quindi, arance o succhi pigmentati si possono prevenire tutti quei danni provocati dalle reazioni metaboliche che si verificano nelle cellule quando l’organismo è sottoposto a stress (invecchiamento, intossicazioni, ulcera gastrica e non ultimo il cancro). Il contenuto di antocianine delle arance rosse Considerato il crescente interesse dei consumatori nei riguardi dei succhi rossi, nel 1998 presso l’Istituto di Coltivazioni Arboree dell’Università di Catania è stata condotta un’indagine volta ad approfondire la conoscenza di alcuni caratteri qualitativi dei frutti prodotti dalla maggior parte delle cultivar pigmentate del nostro Paese; particolare attenzione è stata rivolta all’evoluzione dei contenuti di antociani. A tale scopo dal 15 gennaio al 15 marzo con cadenza quindicinale, su campioni di frutti sono stati determinati la resa in succo, i contenuti solubili totali, di acidi e di antociani, inoltre, mediante colorimetro Minolta CR 200, è stata misurata la pigmentazione della buccia e del succo. I frutti di tutti i genotipi saggiati hanno fornito succo con contenuti medio-elevati di solubili totali ed un equilibrato rapporto tra questi ed i contenuti di acidi, cosi da conferire un tipico gusto marcato e gradevole. Si è constatato che i livelli antocianici aumentano con il progredire della maturazione e che non sempre c’è correlazione tra la pigmentazione esterna ed interna dei frutti. Gli agrumi contengono anche i carboidrati, gli acidi organici, le sostanze minerali e le vitamine, a cui si aggiunge una vasta gamma di composti che svolgono importanti funzioni biologiche nel metabolismo cellulare umano. Le arance rosse, si distinguono per l’alto contenuto di zuccheri totali tra i quali principalmente saccarosio, fruttosio e glucosio, ottima fonte di energia prontamente assimilabile; basterebbe solo un bicchiere di succo di arancia a colazione a far fronte alle necessità energetiche dell’organismo nella prima parte della giornata. E una spremuta d’arancia è in grado di ripristinare velocemente buona parte delle risorse energetiche consumate durante l’esercizio di un’attività sportiva. Gli acidi organici (citrico, malico e isocitrico) hanno una importante funzione biologica, poiché assicurano continuità alla sequenza di reazioni della respirazione cellulare. Inoltre, l’acido citrico e il potassio, presenti nella polpa e nel succo delle arance, formano un ottimo sistema tampone capace di regolare il sistema il ph dello stomaco. Quindi, l’assunzione di succo d’arancia non causa un aumento dell’acidità gastrica come generalmente si pensa. L’elevato contenuto di elementi minerali (potassio, calcio, magnesio, fosforo, tracce di ferro, rame, zinco, manganese, sodio, cobalto, zolfo, bromo, iodio) rende gli agrumi indispensabili nella dieta alimentare giornaliera in quanto molte di queste sostanze catalizzano diversi processi enzimatici che si verificano nell’organismo. Inoltre, il basso contenuto in sodio conferisce agli agrumi particolare interesse dietetico, specialmente per chi soffre di ipertensione e necessita di alimentazione iposodica. Non mancano negli agrumi le altre vitamine, come il betacarotene o provitamina A, utile per la vista e contro le infezioni, le vitamine del gruppo B (B1, B2, B6), l’inositolo, l’acido pantotenico e nicotinico, anche queste di importante valore terapeutico verso alcune malattie. Le Arance contengono anche esperidina, un flavonoide che ha proprietà antiallergiche, antiinfiammatorie e antivirali. Infine, non bisogna dimenticare che gli agrumi sono anche fonte di amminoacidi, proteine, enzimi, fibre, lipidi e olii essenziali, molto importanti dal punto di vista alimentare e terapeutico. Le varietà di Arance Rosse Secondo il disciplinare di produzione dell’ "Arancia rossa di Sicilia" l’Igp è riservata a sole tre varietà – e relativi cloni - di arance pigmentate: in ordine di maturazione, Moro, Tarocco e Sanguinello. Le arance Moro e Sanguinello sono medio-piccole e rossissime, quasi nere come sottolinea il nome, mentre il Tarocco è il gigante della categoria ed è facilmente riconoscibile per via delle grandi dimensioni. Vediamo le caratteristiche principali: - Moro: Originatasi nell’ambito dell’agrumicoltura lentinese, questa vecchia cultivar riveste ancora un ruolo importante perché con essa si apre la campagna delle arance pigmentate. La maturazione inizia ai primi di dicembre, ma i frutti raggiungono le migliori caratteristiche organolettiche circa un mese dopo. La diffusione del Moro è avvenuta prevalentemente nelle aree arancicole delle provincie di Catania e Siracusa. I frutti sono di calibro medio con forma variabile fra la sferica e l’ovoidale; la buccia è di colore arancio con sfumature rosso vinose più intense su un lato del frutto; la polpa, priva di semi, è interamente colorata in rosso scuro vinoso, abbastanza acidula. Il colore del succo è sanguigno per la presenza di pigmenti (antociani) nella polpa e nella buccia. La resa in succo è elevata ed il sapore molto gradevole. Sono ammessi alla coltivazione i seguenti cloni: Moro comune, Moro di Lentini, Moro nucellare 58-8D-1. - Tarocco: Probabilmente mutazione gemmaria del comune Sanguinello scoperta in un agrumeto di Francofonte (Agrigento) tra la fine dell’800 e l’inizio del ‘900. La maturazione dei frutti negli agrumeti in collina e ben esposti inizia verso la metà di dicembre e termina, nelle aree più tardive, verso i primi giorni di aprile. I frutti sono di grosso calibro con forma sferica tendente all’ovoidale per la presenza di un collare, o "muso", ben sviluppato nelle arance più caratteristiche, in relazione a fattori genetici (cloni) e ambientali; la buccia è di colore giallo-arancio, arrossato su oltre metà della superficie. La polpa, priva di semi, è giallo arancio, con pigmentazioni rossastre di una certa intensità, mediamente succosa e di sapore eccellente. Sono ammessi alla coltivazione i seguenti cloni: Tarocco comune, Tarocco Galice, Tarocco gallo, Tarocco del muso, Tarocco nucellare 57-1E-1 e 61-1E-4, Tarocco Catania e Tarocco Scirè. - Sanguinello: Cultivar siciliana di origine sconosciuta, presente da lungo tempo nelle aree arancicole delle provincie di Catania e Siracusa. Insieme al Sanguinello moscato, rappresenta la più importante cultivar italiana di media stagione che, dopo Moro e Tarocco, prosegue e chiude la campagna delle arance pigmentate. La maturazione inizia in febbraio ma il grosso della raccolta avviene tra marzo e aprile. I frutti sono di calibro medio con forma oblunga o sferica; la buccia è di colore arancio intenso con sfumature rosse. La polpa, apirena o quasi, è di colore arancio con numerose screziature sanguigne, molto succosa e sapore eccellente in piena maturazione. Sono ammessi alla coltivazione i seguenti cloni: Sanguinello comune, Sanguinello moscato, Sanguinello moscato nucellare 49-5-3 e 49-5-5, Sanguinello moscato Cuscanà. Caratteristiche del prodotto. All’atto dell’immissione al consumo l’Arancia rossa di Sicilia deve rispondere ai requisiti qualitativi minimi (*) qui di seguito riportati. Moro Tarocco Sanguinello Diametro minimo (mm) 60/68 60/68 60/68 Calibro minimo 10 10 10 Resa in succo (%) > 40,0 > 40,0 > 40,0 Solidi solubili (°Brix) > 10,0 > 10,0 > 10,0 Rapporto solidi solubili/acidi > 6,5 > 7,0 > 8,0 Disciplinari DOP-IGP Disciplinare di produzione della Indicazione Geografica Protetta "Arancia rossa di Sicilia" Circolare del Ministero per le Politiche Agricole – GURI n. 240 del 14 ottobre 1997 (Iscrizione nel "Registro delle denominazioni di origine protette e delle indicazioni geografiche protette" ai sensi del Reg. CE n. 1107/96) Art. 1 La indicazione geografica protetta "Arancia rossa di Sicilia" è riservata ai frutti pigmentati che rispondono alle condizioni ed ai requisiti, stabiliti nel presente disciplinare di produzione. Art. 2 La indicazione geografica protetta "Arancia rossa di Sicilia" è riservata alle seguenti varietà: Tarocco, con i cloni: Tarocco Comune, Tarocco Galice, Tarocco Gallo, Tarocco dal Muso, Tarocco Nucellare 57-IE-1, Tarocco Nucellare 61-1E-4, Tarocco Catania, Tarocco Scirè, Tarocco rosso. Moro, con i seguenti varietà e cloni: Moro Comune, Moro Nucellare 58-8D-l; Sanguinello, con le varietà ed i cloni: Sanguinello Comune, Sanguinello Moscato, Sanguinello Moscato Nucellare 49-5-3, Sanguinello Moscato Nucellare 49-5-5, Sanguinello Moscato Cuscunà; coltivate,. in purezza varietale, nel territorio idoneo della Regione Sicilia definito nel successivo art.3. Art. 3 La zona di produzione dell'"Arancia rossa di Sicilia" comprende il territorio idoneo della Sicilia Orientale per la coltivazione dell'Arancia ed è così individuato: Provincia di Catania - Territorio delimitato in apposita cartografia 1:25.000 dei seguenti comuni: Catania, Adrano, Belpasso, Biancavilla, Caltagirone, Castel di Judica, Grammichele, Licodia Eubea, Mazzarrone, Militello Val di Catania, Mineo, Misterbianco, Motta Sant'Anastasia, Palagonia, Paternò, Ramacca, Santa Maria di Licodia, Scordia e Randazzo limitatamente all'area detta "isola di Spanò". Provincia di Siracusa - Territorio delimitato in apposita cartografia 1:25.000 dei seguenti comuni: Lentini, Francofonte, Carlentini, Buccheri, Melilli, Augusta, Priolo, Siracusa, Floridia, Solarino, Sortino e Noto Provincia di Enna - Territorio delimitato in apposita cartografia 1:25.000 dei seguenti comuni: Centuripe, Regalbuto, Catenanuova e Troina limitatamente all'area detta "Cugno di Troina". Provincia di Ragusa: Acate, Comiso, Chiaramonte e Vittoria. Art.4 Le condizioni ambientali e di coltura degli aranceti destinati alla produzione dell’"Arancia rossa di Sicilia" devono essere quelle tradizionali della zona e, comunque, atte a conferire al prodotto che ne deriva le specifiche caratteristiche di qualità I sesti di impianto, le forme di allevamento ed i sistemi di potatura devono essere quelli in uso generalizzato atti a mantenere un perfetto equilibrio e sviluppo della pianta oltre ad una normale aereazione e soleggiamento della stessa. La densità di piante per ettaro è normalmente compresa tra 230 e 420 Per gli impianti esistenti e destinati ad esaurimento è ammessa una densità fino ad un massimo di 725 piante per ettaro. Per i sesti dinamici la densità è compresa tra 600 e 840 piante per ettaro. Per i nuovi impianti sono ammessi altri sesti su proposta dell'Assessorato per l'Agricoltura della Regione Sicilia, previo parere dell'Istituto Sperimentale per l'agrumicoltura di Acireale, purché non siano modificate le caratteristiche dei frutti. I portainnesti idonei sono i seguenti: arancio amaro, citrange Troyer, citrange Carrizo, Poncirus trifoliata, esenti da virosi e dotati di alta stabilità genetica. Le operazioni colturali e le modalità di raccolta, devono essere quelli generalmente utilizzati, il distacco dei frutti viene effettuato con l'ausilio di forbicine di. raccolta che operano il taglio del peduncolo. La produzione unitaria massima consentita di "Arancia rossa di Sicilia" per le tre varietà è fissata in quintali 300 per ettaro. Per le selezioni clonali "Tarocco Nucellare", "Moro Nucellare" e "Sanguinello Nucellare" la produzione unitaria massima consentita è di q.li 360 per ettaro. A detti limiti, anche in annate, eccezionalmente favorevoli, la resa deve essere riportata attraverso una accurata cernita, purché la produzione globale dell'agrumeto non superi di oltre il 30 per cento detti limiti. È fatto assoluto divieto di praticare la deverdizzazione dei frutti. Art. 5 La sussistenza delle condizioni tecniche di idoneità è accertata dalla Regione Sicilia. Gli aranceti idonei alla produzione dell’"Arancia rossa di Sicilia" sono inseriti in apposito Albo tenuto, attivato, aggiornato e pubblicato dalle Camere di commercio, industria, artigianato e agricoltura competenti per territorio. Copia di tale Albo deve essere depositata presso tutti i Comuni compresi nel territorio di produzione. Il Ministero per le politiche agricole, ai fini dell'attivazione del suddetto Albo emanerà apposite disposizioni ove saranno stabilite le modalità per le iscrizioni agli albi, per le denuncie di produzione, per la modulistica da adottarsi per un corretto ed opportuno controllo della produzione riconosciuta e commercializzata annualmente con la indicazione geografica protetta. Saranno altresì stabiliti criteri e norme per l'eventuale delega dei controlli ai sensi del Reg. (CEE) 2081/92 nonché per le caratteristiche del logo figurativo della indicazione geografica protetta. Art. 6 I frutti di "Arancia rossa di Sicilia" all'atto dell'immissione al consumo devono rispondere alle seguenti caratteristiche: Arancia rossa di Sicilia Tarocco forma: obovata o globosa, con base più o meno prominente ("Muso" lungo o corto) colore della buccia: arancio con parti colorate in rosso granato più o meno intenso; colore della polpa: arancio con screziature rosse più o meno intense in relazione all'epoca di raccolta; calibro: minimo 10 (diam. mm. 60/68); resa in succo: minima 40%, determinata mediante spremiagrumi con birillatrice; contenuto di solidi solubili totali nel succo: minimo 10,0 espresso in gradi Brix; rapporto di maturazione: minimo 7,0, determinato come rapporto Brix/acidi, esprimendo gli acidi come acido citrico anidro. Arancia rossa di Sicilia Moro forma: globosa o ovoidale; colore della buccia: arancio con sfumature più intense su un lato del frutto; colore della polpa: interamente rosso vinoso a maturazione avanzata; calibro: minimo 10 (diam. mm. 60/68); resa in succo: minima 40, determinata mediante spremiagrumi con birillatrice; contenuto di solidi solubili totali nel succo: minimo 10, espresso in gradi Brix; rapporto di maturazione: minimo 6,5, determinato come rapporto Brix/acidi, esprimendo gli acidi come acido citrico anidro. Può essere tollerato il rapporto di 5,5 per i frutti raccolti nel mese di dicembre; Arancia rossa di Sicilia Sanguinello forma: globosa o obovata; colore della buccia: arancio con sfumatore rosse; colore della polpa: arancio con screziature rosse; calibro: minimo 10 (diam. mm. 60/68); resa in succo: minima 40% determinata mediante spremiagrumi con birillatrice; contenuto di solidi solubili totali nel succo: minimo 10,0 espresso in gradi Brix; rapporto di maturazione: minimo 8,0 determinato come rapporto Brix/acidi, esprimendo gli acidi come acido citrico anidro. Il colore della buccia e della polpa dei frutti delle tre cultivar può presentare variazione della descrizione suddetta in relazione all'epoca di raccolta ed alla caratteristica del clone. Su proposta dei produttori interessati, il Ministro per le Politiche Agricole, nell'ambito delle linee del piano nazionale di lotta fitopatologica integrata e del codice di buona pratica agricola di cui alla direttiva (CEE n.91/676 Allegato IV) può stabilire limiti di residui di fitofarmaci, operazioni agronomiche e colturali atte al mantenimento del livello qualitativo stabilito nel presente disciplinare. Art. 7 L’Arancia rossa di Sicilia è immessa al consumo con il logo della Indicazione Geografica Protetta figurante su ogni frutto e confezionata nel rispetto delle norme generali e metrologiche del commercio ortofrutticolo. Sulle confezioni deve figurare, in caratteri chiari, indelebili e nettamente distinguibili e da ogni altra scritta la denominazione "Arancia rossa di Sicilia", immediatamente seguita dalla indicazione varietale (Tarocco, Moro o Sanguinello). Nello spazio immediatamente sottostante deve comparire la menzione "Indicazione Geografica Protetta". È vietata l'aggiunta alla indicazione di cui al comma precedente di qualsiasi qualificazione o menzioni diverse da quelle espressamente previste nel presente disciplinare di produzione ivi compresi gli aggettivi: Tipo, Fine, Extra, Superiore, Selezionato, Scelto, e similari. È altresì vietato utilizzare nomi di varietà diverse da quelle espressamente previste nel presente disciplinare di produzione. È tuttavia consentito l'utilizzo di indicazioni che facciano riferimento a nomi o ragioni sociali o marchi privati, purché non abbiano significato laudativo e non siano tali da trarre in inganno l’acquirente; nonché eventuale nome di aziende o di aranceti dai quali effettivamente provengono le arance Debbono inoltre comparire gli elementi atti ad individuare nome, ragione sociale ed indirizzo del confezionatore, peso lordo all'origine. È facoltativa l'indicazione della settimana di raccolta dei frutti. -------------------------------------------------------------------------------- MINISTERO DELLE POLITICHE AGRICOLE E FORESTALI AIUTI DI STATO N 560/99 - N 313/2001 PIANO "LINEE PROGRAMMATICHE DI INDIRIZZO E DI INTERVENTO PER L’AGRUMICOLTURA ITALIANA" Art. 1, legge 2 dicembre 1998, n. 423 Deliberazione CIPE del 5 novembre 1999, n. 191 MISURA 7.3 “ASSISTENZA TECNICA E MONITORAGGIO” STATO DELL'ARTE Roma, dicembre 2003 ISTITUTO NAZIONALE DI ECONOMIA AGRARIA INDICE 1.1 La base normativa del Piano agrumi e la notifica degli aiuti di Stato (N 560/99)…………..3 1.2 Le misure del Piano agrumi……………………………………………………………………………………..6 1.2.1 Le misure orizzontali.……………………………………………………………………………………6 1.2.2 Le misure specifiche.…………………………………………………………………………………….8 1.2.3 La misura Assistenza tecnica e monitoraggio …………………………………………………9 1.3.1 La richiesta di informazioni dettagliate agli aiuti di Stato N 313/2001 ……………..14 1.4.1 I finanziamenti aggiuntivi della legge finanziaria 2000 …………………………………..20 1.4.2 I finanziamenti aggiuntivi della legge finanziaria 2001 …………………………………..21 1.5.1 Le misure orizzontali ………………………………………………………………………………….25 1.5.2 Le misure specifiche ………………………………………………………………………………….38 1.5.3 La misura Assistenza tecnica e monitoraggio ……………………………………………….49 1.3 La rimodulazione della misura 7.2 e la notifica degli aiuti di Stato (N 313/2001)…………10 1.4 I finanziamenti aggiuntivi in aumento alla dotazione finanziaria del Piano agrumi……….20 1.5 Lo stato di attuazione delle misure del Piano agrumi………………………………………………..25 1.1 La base normativa del Piano agrumi e la notifica degli aiuti di Stato (N 560/99)1 Per fare fronte alla grave crisi di mercato che ha colpito negli ultimi anni il comparto agrumicolo, il 2 dicembre 1998 è stata emanata la legge n. 423 “Interventi strutturali e urgenti nel settore agricolo, agrumicolo e zootecnico” che, all'art.1, ha demandato al Ministro delle politiche agricole e forestali (d’intesa con la Conferenza permanente per i rapporti tra lo Stato, le Regioni e le Province autonome di Trento e Bolzano e acquisito il parere delle competenti Commissioni della Camera dei deputati e del Senato della Repubblica) la predisposizione di linee programmatiche di indirizzo e di intervento per l’agrumicoltura italiana, da sottoporre all’approvazione del Comitato interministeriale per la programmazione economica (CIPE), autorizzando una spesa di 70 miliardi di lire nel 1998 e 20 miliardi di lire per ciascuno degli anni 1999 e 2000 (art.3, comma 5). Con la proposta del Ministro delle politiche agricole e forestali n. 55086 del 14 ottobre 1999 vengono indicate le linee programmatiche di indirizzo e di intervento per l'agrumicoltura italiana, con una previsione di spesa complessiva pari a 110 miliardi di lire (56,8 milioni di euro). Il nuovo piano nazionale di settore, noto come Piano agrumi, è stato approvato con deliberazione CIPE n. 191 del 5 novembre 1999. TAB. 1 - PIANO AGRUMI, RIPARTO FONDI PER MISURA (IN MILIARDI DI LIRE) Situazione aggiornata alla proposta MIPAF n. 55086 del 14 ottobre 1999 e alla deliberazione CIPE n. 191 del 5 novembre 1999. TAB. 2 - ORGANISMI ATTUATORI E BENEFICIARI DELLE MISURE DEL PIANO AGRUMI 1 Per coerenza con gli stanziamenti disposti dalle delibere CIPE, nel testo del presente documento i dati riportati nelle tabelle sono espressi in lire. Situazione aggiornata alla proposta MIPAF n. 55086 del 14 ottobre 1999. La Rappresentanza permanente d’Italia presso l’Unione europea ha notificato alla Commissione il programma di intervento in oggetto (aiuto di Stato N 560/99) in conformità con l’articolo 88, comma 3, del Trattato CE (lettera del 9 settembre 1999). A seguito delle richieste di chiarimenti inviate dai servizi della Commissione in data 12 novembre 1999 e 17 marzo 2000, le Autorità nazionali hanno inviato informazioni complementari con lettere del 13 gennaio e del 31 marzo 2000 in cui si impegnano, nell'attuazione delle misure del Piano agrumi, a: • rispettare le procedure previste dalla direttiva 92/50/CE sugli appalti di servizi e le procedure di selezione trasparenti e non discriminatorie nel caso in cui le misure siano attuate mediante intermediari; • garantire la conformità delle misure previste con tutti i requisiti di cui al punto 14 (Prestazioni di assistenza tecnica nel settore agricolo) dei nuovi Orientamenti comunitari per gli aiuti di Stato nel settore agricolo (GU C 28 dell'1/2/2000); • rispettare la Disciplina comunitaria per gli aiuti di Stato alla ricerca e sviluppo (GU C 45 del 17/2/1996; Comunicazione 98/C 48/02); • rispettare i requisiti previsti sia dalla Comunicazione della Commissione relativa alla partecipazione dello Stato ad azioni di promozione dei prodotti agricoli e dei prodotti della pesca (GU C 272 del 28/10/1986, pag. 3) sia dalla Regolamentazione [della Commissione] degli aiuti nazionali a favore della pubblicità dei prodotti agricoli e di taluni prodotti non compresi nell'Allegato II del trattato CEE, esclusi i prodotti della pesca” (GU C 302 del 12/11/1987, pag. 6) riguardo alla promozione di prodotti agricoli attraverso i mass media. In seguito ai chiarimenti suddetti, forniti dalle Autorità italiane, la Commissione europea, con lettera del 16 maggio 2000 [SG (2000) D/103679], ha deciso di non sollevare obiezioni in merito alle misure del Piano agrumi, tranne che per la misura specifica 7.2.1 “Sostegno e cofinanziamento a Piani integrati di intervento per la valorizzazione commerciale e il rafforzamento delle strutture organizzative dei produttori”, per la quale la Commissione ha richiamato l'attenzione delle Autorità italiane sull'importanza di assicurare che tutte le misure di attuazione di tale misura fossero conformi con la normativa comunitaria, in particolare con le disposizioni del Trattato, la regolamentazione del settore agricolo e le regole in materia di aiuti di Stato. La Commissione, infatti, sostiene che l'impegno comunicato dalle Autorità italiane (lettera del 31 marzo 2000) di attuare le misure interessate nel titolo Sostegno e cofinanziamento a Piani integrati di intervento per la valorizzazione commerciale e il rafforzamento delle strutture organizzative dei produttori, in conformità con i nuovi Orientamenti comunitari per gli aiuti di Stato nel settore agricolo (GU C 28 dell'1/2/2000) parrebbe escludere, per il momento, la palese incompatibilità degli interventi previsti con la normativa comunitaria. Tuttavia, l'entità dello stanziamento previsto per la misura specifica 7.2.1 (60,2 miliardi di lire) richiede informazioni più precise riguardo all'attuazione degli interventi in essa previsti. 1.2 Le misure del Piano agrumi 1.2.1 Le misure orizzontali Le misure orizzontali del Piano agrumi sono risultate compatibili con le regole applicabili agli aiuti di Stato nel settore agricolo e pertanto possono beneficiare della deroga di cui all'articolo 87, paragrafo 3, lettera c) del Trattato CE come aiuti destinati ad agevolare lo sviluppo di tale settore. Nella lettera della Commissione del 16 maggio 2000 le misure orizzontali del Piano agrumi sono descritte come segue: • Misura 7.1.1 - Monitoraggio dei mercati (6,3 miliardi di lire) "prevede l’istituzione di un sistema informativo sui principali mercati di destinazione delle produzioni agrumicole nazionali e sui nuovi potenziali mercati. L’attuazione della misura prevede la rilevazione di dati, la realizzazione di una rete telematica e l'identificazione dei mercati. Le informazioni da rilevare riguarderanno le tendenze di mercato in relazione alle preferenze dei consumatori, l’andamento dei prezzi, la presenza di innovazioni di prodotto e di processo, le strategie dei principali competitors, ecc. I prodotti interessati saranno: prodotti per il consumo fresco, spremute e prodotti trasformati. I beneficiari del finanziamento sono identificati nel Ministero per le politiche agricole e nelle Regioni. Il Ministero per le politiche agricole potrà attuare le misure attraverso i suoi enti strumentali ISMEA (Istituto per studi, ricerche e informazioni sul mercato agricolo) e INEA (Istituto nazionale di economia agraria)" [lettera SG (2000) D/103679 del 16/5/2000, pag.4]; • Misura 7.1.2 - Schedario agrumicolo (16 miliardi di lire) "riguarda l’istituzione di uno schedario agrumicolo e di una carta dell’agrumicoltura da utilizzare quale sistema di classificazione delle aree agrumicole a livello regionale (circa 180.000 ettari) e delle imprese interessate dalla produzione agrumicola (circa 180.000). Lo schedario è istituito al fine di stabilire le priorità del finanziamento pubblico e di controllare gli aiuti erogati al settore, al fine di attuare nuovi impianti, riconversioni varietali ed espianti e al fine di finanziare integrazioni al reddito come previste dall’allora regolamento (CEE) n. 2078/92 [ora abrogato e sostituito dal regolamento (CE) n. 1257/99 del Consiglio]. Al fine di facilitare la raccolta dei dati l'AGEA (ex AIMA, Azienda di Stato per gli interventi nel mercato agricolo) fornirà ai produttori un supporto attraverso il decentramento sul territorio delle proprie strutture (personale e hardware) e degli strumenti tecnici disponibili (banche dati e software). Il beneficiario del finanziamento previsto per questa misura è identificato nell’AGEA. Per la realizzazione dello schedario agrumicolo l’AGEA potrà anche avvalersi delle informazioni messe a disposizione dalle Organizzazioni dei produttori, utilizzate anche per il loro riconoscimento ai sensi dell’articolo 11 del regolamento (CE) n. 2200/96" [lettera SG (2000) D/103679 del 16/5/2000, pag.4]; • Misura 7.1.3 - Ricerca e sviluppo (6 miliardi di lire) "riguarda ricerca, sviluppo, sperimentazione e studi su diversi aspetti rilevanti per il settore agrumicolo (aspetti tecnologici, genetici, agronomici, commerciali). Le attività saranno svolte da Istituti definiti quali Istituzioni pubbliche di ricerca (per esempio: Istituto sperimentale per l’agrumicoltura di Acireale, Stazione sperimentale per le essenze e i derivati agrumari di Reggio Calabria, Istituti e Dipartimenti universitari, Centri del CNR, ecc.). Il tasso di aiuto può essere fino al 100%" [lettera SG (2000) D/103679 del 16/5/2000, pag.6]; • Misura 7.1.4 - Comunicazione e promozione (17 miliardi di lire) "riguarda campagne promozionali, pubblicitarie e d’informazione sui mercati nazionali e internazionali. Tali campagne riguarderanno prodotti sia freschi che trasformati. I beneficiari del finanziamento sono identificati nei seguenti soggetti: Ministero per le politiche agricole, Consorzi di valorizzazione delle produzioni di qualità [regolamento (CEE) n. 2081/92], AOP, Associazioni di categoria, Organismi interprofessionali riconosciuti. Il Ministero per le politiche agricole potrà attuare le misure attraverso i suoi enti strumentali, per esempio ISMEA (Istituto per studi, ricerche e informazioni sul mercato agricolo). I tassi di aiuto ammessi saranno fino al 100% per campagne promozionali e informative senza ricorso a mass media, e fino al 50% per campagne promozionali con i mass media (cioè per pubblicità)" [lettera SG (2000) D/103679 del 16/5/2000, pag.7]; • Misura 7.1.5 - Incentivi alla creazione e al potenziamento di consorzi/associazioni di produttori di prodotti di qualità (1,5 miliardi di lire) "prevede aiuti per la costituzione e per l’assistenza giuridica e tecnico-economica a Consorzi ed associazioni di produttori di produzioni di qualità le cui denominazioni siano riconosciute ai sensi del regolamento (CEE) n. 2081/92. Tali enti possono anche svolgere attività di assistenza tecnica ai loro membri. Con lettera in data 31 marzo 2000 le Autorità nazionali hanno chiarito che questa misura non ha alcun nesso con i contributi previsti per i gruppi di produttori di cui all’articolo 14 del regolamento (CE) n. 2200/96, in quanto il tipo di beneficiari è diverso" [lettera SG (2000) D/103679 del 16/5/2000, pag.8]; 1.2.2 Le misure specifiche La Misura 7.2.1 Sostegno e cofinanziamento a Piani integrati di intervento per la valorizzazione commerciale e il rafforzamento delle strutture organizzative dei produttori si pone l'obiettivo di aumentare la capacità di concentrazione dell'offerta da parte delle Organizzazioni economiche dei produttori, la capacità di programmazione, commercializzazione e di valorizzazione della produzione. Il Piano integrato di intervento, che rappresenta il documento di programmazione strategica e operativa delle Organizzazioni dei produttori, contiene elementi relativi agli sbocchi commerciali e agli accordi di filiera e si compone delle seguenti parti: • Piano di commercializzazione - contiene elementi utili a valutare la concretezza delle previsioni di commercializzazione e in particolare gli accordi e le partnership che verranno istituite per implementare le azioni; • Piano di riassetto produttivo - fornisce indicazioni relative agli interventi di riconversione previsti nei Piani operativi; • Piano di riorganizzazione e ammodernamento delle strutture produttive - è relativo alla riorganizzazione delle strutture di prima lavorazione, confezionamento e trasformazione dei prodotti, finalizzata alla riduzione dei costi unitari riferiti a ciascuna fase di lavorazione, in una logica di analisi dell'impatto economico e finanziario su base decennale; • Piano della logistica - contiene indicazioni su mezzi, costi e investimenti per la razionalizzazione della logistica (trasporto; utilizzo di piattaforme in luoghi prossimi al cliente, per il recupero degli imballaggi, ecc.); • Piano dei servizi e della comunicazione - contiene il disegno dell'organizzazione dei servizi di qualificazione delle produzioni, assistenza alla implementazione di disciplinari di produzione e di commercializzazione e le strategie e le azioni di comunicazione a sostegno dei piani di commercializzazione e valorizzazione qualitativa dei prodotti, in sinergia con le azioni della Misura 7.1.4 Comunicazione e promozione del Piano agrumi; • Piano per la responsabilizzazione, la partecipazione della base produttiva e delle risorse umane - contiene azioni di responsabilizzazione della base produttiva e di qualificazione dei quadri e dei dirigenti delle OP, delle AOP e delle altre imprese associate; • Piano per la capitalizzazione - finalizza gli interventi finanziari a consolidare o incrementare la base patrimoniale delle aziende, a riequilibrare l'assetto finanziario dei beneficiari, a valorizzare il patrimonio di strutture impiantistiche, ecc. Per la selezione dei Piani integrati di intervento è previsto un bando di gara nazionale per il quale sono stati definiti alcuni criteri di selezione. 1.2.3 La misura Assistenza tecnica e monitoraggio Nella lettera della Commissione del 16 maggio 2000, la Misura 7.3 Assistenza tecnica e monitoraggio (3 miliardi di lire) del Piano agrumi è descritta come segue: "riguarda il finanziamento di assistenza tecnica e monitoraggio delle misure previste dal piano notificato, in particolare di quelle specifiche destinate alle Organizzazioni di produttori (…). Il beneficiario del finanziamento è identificato nel Ministero per le Politiche agricole. Il Ministero per le politiche agricole potrà attuare le misure attraverso i suoi enti strumentali ISMEA (Istituto per studi, ricerche e informazioni sul mercato agricolo) e INEA (Istituto nazionale di economia agraria)" [lettera SG (2000) D/103679 del 16/5/2000, pag.4]. I progetti di massima triennali delle misure del Piano agrumi, presentati dagli organismi attuatori individuati dal MIPAF, sono stati approvati con specifici decreti, come riportato nella tabella 3. TAB. 3 - ORGANISMI ATTUATORI DELLE MISURE DEL PIANO AGRUMI 1.3 La rimodulazione della Misura 7.2 del Piano agrumi e la notifica degli aiuti di Stato (N 313/2001) Sulla base della nota MIPAF n. 50638 del 27 marzo 2001 con cui si propone di utilizzare la somma originaria della Misura 7.2, pari a 60,2 miliardi di lire, nella percentuale dell'80% a favore della riconversione varietale e del 20% per nuove misure proposte dalle O.P., e in seguito alle richieste di chiarimento avanzate dalla Commissione, le Unioni nazionali delle Organizzazioni dei produttori ortofrutticoli (UNAPROA, UIAPOA, UNACOA) hanno rielaborato la Misura specifica 7.2.1, apportando le integrazioni richieste dalla Commissione europea. Le Unioni nazionali, quindi, hanno formulato nel maggio 2001 una proposta quadro di programmazione strategica e operativa delle Organizzazioni dei produttori. Nel documento definitivo le Unioni nazionali hanno trattato lo scenario di riferimento ed effettuato una verifica della compatibilità delle azioni proposte con le altre risorse finanziarie rese disponibili dall’Unione europea nell’ambito degli interventi strutturali del QCS 2000-2006, attraverso i POR, il regolamento (CE) n. 2200/96 (e successive modifiche) relativo all’OCM ortofrutta e il regolamento (CEE) n. 3816/92. Le azioni originariamente previste nell'ambito della Misura 7.2.1 sono state ricondotte essenzialmente a due piani programmatici: il Piano dei servizi alla commercializzazione e comunicazione e il Piano di riorganizzazione e ammodernamento delle strutture produttive, per uno stanziamento di 12 miliardi di lire, pari al 20% dello stanziamento precedentemente approvato per la Misura 7.2 (60,2 miliardi di lire). L'80% della somma, pari a 48,2 miliardi, viene destinato, invece, alle Regioni interessate al Piano agrumi (Campania, Puglia, Basilicata, Calabria, Sicilia e Sardegna)2 per interventi a favore della riconversione varietale. TAB. 4 - PIANO AGRUMI, RIPARTO DEI FONDI DESTINATI ALLA RICONVERSIONE VARIETALE (*) I parametri rappresentano l'incidenza percentuale sul totale nazionale della superficie di agrumi. Situazione aggiornata alla delibera CIPE n.64 del 3 maggio 2001 e al parere favorevole della Conferenza Stato-Regioni del 26 luglio 2001 sulla proposta MIPAF n. 51380 del 5 luglio 2001 di riparto tra le Regioni interessate al Piano agrumi dell'80% della somma della Misura 7.2 per l'attuazione di misure di riconversione varietale. Nella proposta di riparto il MIPAF inserisce anche la Regione Lazio. La rimodulazione della Misura 7.2 è avvenuta con deliberazione CIPE n. 64 del 3 maggio 2001, che ha modificato la deliberazione CIPE n. 191 del 5 novembre 1999. 2 Le Regioni interessate al Piano agrumi sono state comunicate alla Commissione con lettera della Rappresentanza permanente d'italia presso l'UE del 7 novembre 2001. TAB. 5 - RIMODULAZIONE DELLA MISURA 7.2 DEL PIANO AGRUMI Situazione aggiornata alla nota MIPAF n. 50638 del 27 marzo 2001 e alla deliberazione CIPE n. 64 del 3 maggio 2001. Il Piano integrato di intervento delle OP e AOP, elaborato dalle Unioni nazionali delle Organizzazioni dei produttori ortofrutticoli e notificato alla Commissione AGR, prevede due Piani: A) Piano dei servizi alla commercializzazione e comunicazione, con interventi nei seguenti ambiti: A1. Assistenza tecnico-organizzativa; A2. Tecnologie informatiche; A3. Azioni di valorizzazione qualitativa del prodotto; A4. Azioni di comunicazione e promozione. B) Piano di riorganizzazione e ammodernamento delle strutture produttive, che prevede interventi nei seguenti ambiti: B1. Riorganizzazione delle strutture esistenti di prima lavorazione, confezionamento e trasformazione dei prodotti; B2. Miglioramento dell'impatto ambientale e della sicurezza delle strutture produttive; B3. Adeguamento tecnologico degli impianti di lavorazione e commercializzazione; B4. Adeguamento sicurezza degli impianti e HACCP; B5. Informatizzazione dei processi di lavorazione. Il Piano dei servizi alla commercializzazione e comunicazione prevede una strategia di valorizzazione commerciale all'interno delle O.P. e delle A.O.P. da realizzarsi attraverso l'accrescimento del know-how da parte degli operatori del settore (ad esempio, attività di assistenza tecnica durante tutta la filiera, formazione di personale qualificato, disciplinari di produzione e commercializzazione), attraverso il miglioramento qualitativo del prodotto (sistemi di qualità certificata, rintracciabilità del prodotto) nonché attraverso un'attività di comunicazione e promozione sul mercato (comunicazione e promozione sui punti vendita, supporti informativi rivolti al consumatore, ecc.). In particolare: • l'attività di assistenza tecnico-organizzativa verrà realizzata dalle O.P. attraverso: la creazione di disciplinari di produzione e commercializzazione; una migliore e più diffusa difesa fitosanitaria; la formazione di addetti commerciali; • l'utilizzo delle tecnologie informatiche è previsto per la gestione delle procedure contabili aziendali e rappresenta uno strumento per una gestione ottimale delle proprie risorse e delle proprie attività da parte delle Organizzazioni; • le iniziative di valorizzazione qualitativa del prodotto sono concepite in termini di adozione e/o aggiornamento dei sistemi di certificazione della qualità; elevata automazione e gestione computerizzata delle fasi produttive; tracciabilità del prodotto lungo tutte le fasi della filiera; • l'attività di comunicazione e promozione sui punti vendita e la realizzazione di supporti informativi per il consumatore è finalizzata a pubblicizzare prodotti di qualità e dell'alimentazione sana nonché a promuovere le produzioni tipiche e i prodotti biologici. Il Piano di riorganizzazione e ammodernamento delle strutture produttive prevede la riorganizzazione delle strutture di prima lavorazione, confezionamento e trasformazione dei prodotti attraverso la riduzione del numero delle strutture di lavorazione, con l'obiettivo della concentrazione fisica del prodotto e del raggiungimento di economie di scala per la riduzione dei costi unitari. La riorganizzazione delle strutture esistenti prevede, tra l'altro, la realizzazione di interventi per il miglioramento dell'impatto ambientale (adeguamento alle norme sullo smaltimento dei rifiuti, sulla depurazione delle acque di scarico, ecc.), l'adeguamento della sicurezza degli impianti (legge 626/94) e la realizzazione dell'HACCP, nonché l'informatizzazione dei processi di lavorazione. La Rappresentanza permanente d’Italia presso la UE ha notificato alla Commissione, con lettera del 17 maggio 2001 (aiuto di Stato N 313/2001), gli interventi previsti nella nuova Misura 7.2 del Piano agrumi relativi alla realizzazione di un programma di sostegno e cofinanziamento a piani integrati di intervento per la valorizzazione commerciale e il rafforzamento delle strutture organizzative dei produttori (Misura 7.2.1) e alla riconversione varietale (Misura 7.2.2). 1.3.1 La richiesta di informazioni dettagliate agli aiuti di Stato N 313/2001 La Rappresentanza permanente d'Italia presso la UE ha trasmesso alla Commissione (lettere del 7 novembre 2001, dell'8 marzo 2002, del 24 settembre 2002 e del 22 gennaio 2003) i complementi di informazione chiesti alle Autorità italiane con lettere del 17 luglio 2001, dell'8 gennaio 2002 e del 6 maggio 2002 nonché in seguito a contatti informali. Nelle lettere suddette, la Commissione, con riferimento agli interventi previsti nei due piani programmatici delle Unioni delle OP, aveva invitato lo Stato italiano a rispondere a una serie di quesiti sulla conformità degli interventi previsti con la normativa comunitaria (disposizioni del Trattato CE), la regolamentazione del settore agricolo e le regole in materia di aiuti di Stato, in particolare sull'eventuale sovrapposizione di interventi a suo tempo già finanziati attraverso il regolamento (CEE) n. 3816/92. Per quanto riguarda, invece, la destinazione dei 48,2 miliardi di lire per interventi di riconversione e/o espianto, la Commissione aveva chiesto all'Autorità nazionale informazioni più precise sulla descrizione della misura notificata. In questo contesto, nell'ambito dell'attività di supporto prevista dalla Misura 7.3 del Piano agrumi, l'INEA ha realizzato per conto del MIPAF il documento contenente le schede di notifica predisposte dalle Regioni3 Puglia, Basilicata, Campania, Calabria, Sicilia e Sardegna, relativamente al finanziamento reso disponibile dal Piano agrumi, nonché le note specifiche con le osservazioni in materia di aiuti di Stato in risposta alle richieste di chiarimenti della Commissione AGR. Con lettera trasmessa il 5 febbraio 2003 la Commissione ha deciso [decisione della Commissione C (2003) 369 fin] di non sollevare obiezioni in merito al regime di aiuti di Stato N 313/2001. Alla misura 7.2 del Piano agrumi è stata assegnata una dotazione di 116,2 miliardi di lire (60.012.290 €), di cui 60,2 (31.090.705 €) a titolo del bilancio stanziato al momento della notifica (N 560/99) e 56 miliardi di lire (28.921.585 €) a titolo del bilancio previsto per il regime di aiuto N 824/B/2000, notificato il 15 dicembre 2000 e successivamente ritirato dalle Autorità italiane (cfr. paragrafo 1.4.2). I fondi sono stati destinati: • per il 20% alla realizzazione di un programma di sostegno ai piani integrati di intervento delle OP (23,24 miliardi di lire) - Misura 7.2.1. • per l'80% alla riconversione varietale (92,96 miliardi di lire) - attraverso i Piani agrumicoli regionali di cui alla nuova Misura 7.2.2; Riguardo alla realizzazione di un programma di sostegno ai piani integrati di intervento delle OP, nel quadro del Piano dei servizi alla commercializzazione e comunicazione, nella decisione del 5 febbraio 2003 la Commissione europea prevede i seguenti aiuti: A1. Assistenza tecnico-organizzativa - Aiuto massimo di 100.000 € per beneficiario per un periodo di tre anni oppure del 50% delle spese ammissibili nel caso delle PMI, accessibile a tutti i soggetti della zona interessata, come anche la prestazione del servizio (verrà data pubblicità ai bandi per la selezione). I beneficiari degli aiuti in questione sono esclusivamente soggetti privati (Organizzazioni di produttori e loro associazioni). I contributi ai loro costi amministrativi saranno limitati ai costi della prestazione del servizio. Dato che nel settore in questione le tre fonti di finanziamento esistenti (aiuti di Stato, POR e OCM) sono alternative le une alle altre, non vi è possibilità di cumulo (ciò vale per tutti gli aiuti di seguito descritti). Il rispetto dei massimali verrà verificato dall'AGEA secondo la procedura di controllo ordinaria (applicabile a tutti gli aiuti di seguito descritti) 4 . 3 Per poter fruire degli aiuti di Stato messi a disposizione con il Piano agrumi per interventi di riconversione varietale - in aggiunta alla quota di parte nazionale già stanziata per gli interventi di questo tipo previsti e approvati nei POR delle Regioni interessate al Piano agrumi - era necessario che le schede fossero conformi con le regole contenute negli Orientamenti comunitari per gli aiuti di Stato in agricoltura e con il regolamento (CE) n. 1257/99 sullo sviluppo rurale e che contenessero una serie di informazioni (descrizione dell'intervento; beneficiari/destinatari; dimostrazione dei requisiti/criteri per ammissibilità; sbocchi di mercato; eccezioni art.37 regolamento (CE) n. 1257/99; spese/interventi ammissibili; importo finanziario; contributo pubblico per investimenti), assicurando che le misure di aiuto di Stato in esame non costituissero un doppio finanziamento. A2. Dotazione di tecnologie informatiche (hardware e software) - Aiuti nella misura del 50% delle spese ammissibili, conformemente al punto 4.2 degli Orientamenti comunitari per gli aiuti di Stato nel settore agricolo. Ne possono beneficiare soggetti di comprovata redditività e che rispettano i requisiti minimi in materia di ambiente, igiene e benessere degli animali. Inoltre, gli aiuti saranno concessi esclusivamente qualora esistano sbocchi commerciali per i prodotti in questione. I requisiti minimi da rispettare, i criteri di valutazione della redditività e i parametri per la determinazione dell'esistenza di sbocchi commerciali saranno quelli previsti dai vari POR approvati dalla Commissione. Per quanto riguarda il cumulo e il controllo del rispetto dell'intensità dell'aiuto, valgono le considerazioni di cui al precedente punto A.1 (anche per le misure di seguito descritte). A3. Valorizzazione qualitativa dei prodotti - Aiuti a norma del punto 13 degli Orientamenti: i) per gli investimenti nei sistemi per l'ottenimento di prodotti di qualità: un aiuto che rispetta le condizioni fissate nei sei Piani agrumicoli regionali e riportate al precedente punto I; per gli investimenti collettivi effettuati al di fuori delle aziende agricole è fissato un tasso di aiuto del 50% (le sei Regioni considerate rientrano nell'Obiettivo 1) e la maggiorazione del 5% per i giovani agricoltori non sarà applicata; ii) per le prestazioni di assistenza connesse all'introduzione di norme di assicurazione della qualità, alla preparazione delle domande di riconoscimento delle DOP, IGP e AS, all'introduzione di norme volontarie di qualità e dei sistemi HACCP, nonché alla formazione del personale finalizzata all'applicazione delle norme di assicurazione di qualità: aiuto nella misura del 100% delle spese ammissibili, fino ad un massimo di 100.000 € per beneficiario e per triennio oppure, nel caso delle PMI, fino al 50% delle spese ammissibili; iii) per coprire il costo dei controlli effettuati a garanzia dell'autenticità delle DOP, IGP e AS: aiuti temporanei e decrescenti nei sei anni successivi all'istituzione del sistema di controllo (percentuali decrescenti applicate: 100% - 85% - 70% - 55% - 40% - 25% - 0%); iv) per la supervisione dell'uso dei marchi di qualità nell'ambito di regimi sulla garanzia di qualità: aiuti temporanei e decrescenti per sei anni e comunque fino al 2006 (percentuali decrescenti applicate: 100% - 85% - 70% - 55% - 40% - 25% - 0%). 4 La procedura di controllo ordinaria è la seguente: ogni soggetto che voglia beneficiare di un aiuto di Stato deve comunicare il riferimento catastale dell'appezzamento interessato dall'intervento, la dichiarazione del legale rappresentante del soggetto beneficiario di non aver ricevuto altre pubbliche provvidenze per gli stessi investimenti nonché, ad intervento completato, la rendicontazione con fatture. L'AGEA controlla la corrispondenza fra fatture rendicontate, investimenti effettuati e, nel caso in cui il beneficiario sia un'Organizzazione di produttori o un suo associato, verifica, in collaborazione con le Amministrazioni regionali, che nel quadro del POR non sia stata effettuata una richiesta di finanziamento per lo stesso investimento [decisione C (2003) 369 fin del 05/02/03]. Nessun aiuto sarà concesso per controlli di routine effettuati dal produttore. A4. Azioni di comunicazione e promozione - Per le azioni di promozione, quali l'organizzazione di concorsi, mostre e fiere, nonché per la realizzazione di studi: aiuto nella misura del 100% delle spese ammissibili, fino ad un massimo di 100.000 € per beneficiario e per triennio ovvero del 50% delle spese ammissibili nel caso delle PMI. Per le azioni a carattere pubblicitario: aiuto nella misura del 50% delle spese ammissibili; le imprese dovranno contribuire per la quota rimanente tramite contributi volontari o mediante la riscossione di oneri parafiscali o di contributi obbligatori. La concessione degli aiuti è subordinata al rispetto delle condizioni fissate dagli Orientamenti comunitari per gli aiuti di Stato a favore della pubblicità dei prodotti di cui all'allegato I del Trattato nonché di determinati prodotti non compresi in detto allegato. Nel quadro del Piano di riorganizzazione e ammodernamento delle strutture produttive, nella decisione del 5 febbraio 2003 la Commissione europea prevede i seguenti aiuti: B1. Riorganizzazione delle strutture esistenti di prima lavorazione, confezionamento e trasformazione dei prodotti - Nel caso delle aziende agricole : aiuto massimo del 50% delle spese ammissibili (55% per i giovani agricoltori nei cinque anni successivi all'insediamento). Sono considerate ammissibili le spese di costruzione, acquisizione o miglioramento di beni immobili nonché di acquisto di nuove macchine e attrezzature. Il massimale di investimento globale per l'insieme degli aiuti descritti non potrà superare quello stabilito conformemente all'articolo 7 del regolamento (CE) n. 1257/99 (900 000 € per azienda). Le spese generali, come onorari di architetti, ingegneri e consulenti, studi di fattibilità, acquisizione di brevetti e licenze saranno considerate a concorrenza del 12% delle spese relative ai beni immobili e alle attrezzature. Per beneficiare dell'aiuto devono essere soddisfatte le seguenti condizioni connesse: redditività del beneficiario; possesso di adeguate competenze professionali; rispetto dei requisiti minimi in materia di ambiente, igiene e benessere degli animali, esistenza di sbocchi di mercato. Qualora i beneficiari non siano imprenditori agricoli (ad esempio nel caso di associazioni di produttori): aiuto massimo del 50% delle spese ammissibili. Devono essere soddisfatte le stesse condizioni connesse indicate per le aziende. B2. Miglioramento dell'impatto ambientale - Nel caso delle aziende agricole: aiuto massimo del 50% delle spese ammissibili (55% per i giovani agricoltori nei cinque anni successivi all'insediamento). Sono considerate ammissibili le spese di costruzione, acquisizione o miglioramento di beni immobili nonché di acquisto di nuove macchine e attrezzature. Qualora gli investimenti comportino oneri aggiuntivi connessi al miglioramento dell'ambiente, il tasso di aiuto può essere aumentato al massimo di 25 punti percentuali. Per beneficiare dell'aiuto devono inoltre essere soddisfatte le seguenti condizioni: redditività del beneficiario; possesso di adeguate competenze professionali; rispetto dei requisiti minimi in materia di ambiente, igiene e benessere degli animali; esistenza di sbocchi di mercato. Qualora i beneficiari non siano imprenditori agricoli (ad esempio nel caso di associazioni di produttori): aiuto massimo del 50% delle spese ammissibili. Devono essere soddisfatte le stesse condizioni connesse indicate per le aziende. B3. Adeguamento tecnologico degli impianti di lavorazione e commercializzazione: Nel caso delle aziende agricole: aiuto massimo del 50% delle spese ammissibili (55% per i giovani agricoltori nei cinque anni successivi all'insediamento). Sono considerate ammissibili le spese di costruzione, acquisizione o miglioramento di beni immobili nonché di acquisto di nuove macchine e attrezzature. Il massimale di investimento globale per l'insieme degli aiuti descritti non potrà superare quello stabilito conformemente all'articolo 7 del regolamento (CE) n. 1257/99 (900 000 € per azienda). Le spese generali, come onorari di architetti, ingegneri e consulenti, studi di fattibilità, acquisizione di brevetti e licenze saranno considerate a concorrenza del 12% delle spese relative ai beni immobili e alle attrezzature. Per beneficiare dell'aiuto dovranno inoltre essere soddisfatte le seguenti condizioni: redditività del beneficiario; possesso di adeguate competenze professionali; rispetto dei requisiti minimi in materia di ambiente, igiene e benessere degli animali; esistenza di sbocchi di mercato. Qualora i beneficiari non siano imprenditori agricoli (ad esempio nel caso di associazioni di produttori): aiuto massimo del 50% delle spese ammissibili. Devono essere soddisfatte le stesse condizioni connesse indicate per le aziende. B4. Adeguamento della sicurezza degli impianti e HACCP - Nel caso delle aziende agricole: aiuto massimo del 50% delle spese ammissibili (55% per i giovani agricoltori nei cinque anni successivi all'insediamento). Sono considerate ammissibili le spese di costruzione, acquisizione o miglioramento di beni immobili, nonché di acquisto di nuove macchine e attrezzature. Il massimale di investimento globale per l'insieme degli aiuti descritti non potrà superare quello stabilito conformemente all'articolo 7 del regolamento (CE) n. 1257/99 (900.000 € per azienda). Le spese generali, come onorari di architetti, ingegneri e consulenti, studi di fattibilità, acquisizione di brevetti e licenze saranno considerate a concorrenza del 12% delle spese relative ai beni immobili e alle attrezzature. Per beneficiare dell'aiuto dovranno inoltre essere soddisfatte le seguenti condizioni: redditività del beneficiario; possesso di adeguate competenze professionali; rispetto dei requisiti minimi in materia di ambiente; igiene e benessere degli animali, esistenza di sbocchi di mercato. Qualora i beneficiari non siano imprenditori agricoli (ad esempio nel caso di associazioni di produttori): aiuto massimo del 50% delle spese ammissibili. Devono essere soddisfatte le stesse condizioni connesse indicate per le aziende. B5. Informatizzazione dei processi di lavorazione - Nel caso delle aziende agricole: aiuto massimo del 50% delle spese ammissibili (55% per i giovani agricoltori nei cinque anni successivi all'insediamento). Sono considerate ammissibili le spese di costruzione, acquisizione o miglioramento di beni immobili nonché di acquisto di nuove macchine e attrezzature. Il massimale di investimento globale per l'insieme degli aiuti descritti non potrà superare quello stabilito conformemente all'articolo 7 del regolamento (CE) n. 1257/99 (900.000 € per azienda). Le spese generali, come onorari di architetti, ingegneri e consulenti, studi di fattibilità, acquisizione di brevetti e licenze saranno considerate a concorrenza del 12% delle spese relative ai beni immobili e alle attrezzature. Per beneficiare dell'aiuto dovranno inoltre essere soddisfatte le seguenti condizioni: redditività del beneficiario; possesso di adeguate competenze professionali; rispetto dei requisiti minimi in materia di ambiente; igiene e benessere degli animali; esistenza di sbocchi di mercato. Qualora i beneficiari non siano imprenditori agricoli (ad esempio nel caso di associazioni di produttori): aiuto massimo del 50% delle spese ammissibili. Devono essere soddisfatte le stesse condizioni connesse indicate per le aziende. Per tutti gli aiuti sopradescritti, i requisiti minimi da rispettare in materia di ambiente, igiene e benessere degli animali, nonché i criteri in base ai quali viene verificata l'esistenza di sbocchi commerciali e la redditività dei beneficiari sono quelli stabiliti dai POR approvati dalla Commissione. Il regime ha durata triennale. I soggetti beneficiari sono le aziende agricole e le Organizzazioni di produttori delle Regioni interessate. Il 20% delle risorse previste - come indicato nella notifica - è destinato ad aziende che non aderiscono alle Organizzazioni dei produttori. 1.4 I finanziamenti aggiuntivi in aumento alla dotazione finanziaria del Piano agrumi 1.4.1 I finanziamenti aggiuntivi della legge finanziaria 2000 Nel frattempo, sul piano dei finanziamenti, la legge 488/99, “Disposizioni per la formazione del bilancio annuale e pluriennale dello Stato (legge finanziaria 2000)”, ha destinato all’informazione e alla ricerca nel settore agricolo 30 miliardi di lire (tabella D) - da ripartire in tre annualità di 10 miliardi di lire ciascuna, a partire dal 2000. Sulla base di questa assegnazione, con nota del Ministro delle politiche agricole e forestali n. 50024 del 12 gennaio 2001 è stato proposto di destinare al settore agrumicolo l'importo di 10 miliardi di lire, relativo all'annualità 2000, a favore delle misura 7.1.3 Ricerca e sviluppo del Piano agrumi, per incrementare lo stanziamento di 6 miliardi di lire già approvato per questa misura con deliberazione CIPE n. 191/99. L'intervento di 10 miliardi di lire (5,165 milioni di euro) ad integrazione della Misura 7.1.3 Ricerca e sviluppo del Piano agrumi è stato approvato con deliberazione CIPE n. 25 dell’8 marzo 2001. Trattandosi di un incremento non superiore al 20% dell'importo annuo iniziale del Piano agrumi, non necessitava di notifica alla Commissione5. 5 "Gli Stati membri non sono più tenuti a notificare un incremento della dotazione annuale di un programma autorizzato se detto aumento, espresso in euro, non supera il 20% dell'importo annuo iniziale e se si tratta di un programma di durata indeterminata o se l'aumento ha luogo durante il periodo di validità di un programma di durata determinata", lettera della Commissione agli Stati membri del 22 febbraio 1994 [SG (94) D/2472-2494)]. 1.4.2 I finanziamenti aggiuntivi della legge finanziaria 2001 La legge 388/2000, “Disposizioni per la formazione del bilancio annuale e pluriennale dello Stato (legge finanziaria 2001)”, ha destinato per l'anno 2001 (tabella F) la somma di 10 miliardi di lire per interventi relativi alle misure informazione e ricerca per il settore agrumicolo. Sulla base di questa assegnazione, con nota del Ministro delle politiche agricole e forestali n. 50638 del 27 marzo 2001 è stato proposto di destinare un ulteriore importo di 10 miliardi di lire a favore delle misura 7.1.4 Comunicazione e promozione del Piano agrumi, per incrementare lo stanziamento di 17 miliardi di lire per questa misura già approvato con deliberazione CIPE n. 191/99. L'intervento di 10 miliardi di lire (5,165 milioni di euro) ad integrazione della Misura 7.1.4 Comunicazione e promozione del Piano agrumi è stato approvato con deliberazione CIPE n. 64 del 3 maggio 2001. Trattandosi di un incremento non superiore al 20% dell'importo annuo iniziale del Piano agrumi, non necessitava di notifica alla Commissione. Al maggio 2001 lo stanziamento complessivo per il Piano agrumi risultava pari a 130 miliardi di lire (tabella 6). TAB. 6 - PIANO AGRUMI, RIPARTO FONDI PER MISURA* (IN MILIARDI DI LIRE) Situazione aggiornata alle deliberazioni CIPE n. 25 dell’8 marzo 2001 e n. 64 del 3 maggio 2001. La legge finanziaria 2001, inoltre, ha destinato a interventi per fronteggiare gli eventi eccezionali conseguenti alla grave crisi di mercato degli agrumi (art.129, comma 1, lettera e), 6 miliardi di lire per l’anno 2001 e 25 miliardi di lire per ciascuno degli anni 2002 e 2003. La Rappresentanza permanente d'Italia presso la UE ha notificato alla Commissione AGR il progetto di misure di aiuto di Stato di cui agli articoli 100, 121, 123, 126, 128, 129 della legge 388/2000 (lettera del 15 dicembre 2000). Le Autorità italiane hanno invitato la Commissione a valutare separatamente le misure d'aiuto previste dall'art.129, comma 1 lettera e) della legge e del relativo decreto attuativo del MIPAF. Le misure di aiuto da esso previste sono state pertanto registrate con il numero di aiuto di Stato N 824/B/2000 (lettera del 9 agosto 2001). La Commissione ha ritenuto necessari alcuni complementi di informazione per un'analisi approfondita delle misure specifiche, tuttavia, con lettera del 24 ottobre 2002 il regime di aiuto N 824/B/2000 è stato ritirato dalle Autorità italiane6. Nella stessa lettera le Autorità italiane hanno comunicato la volontà di trasferire tali risorse finanziarie sul programma predisposto nell'ambito degli interventi a favore dell'agrumicoltura italiana (aiuto di Stato N 313/01). 6 La Commissione aveva chiesto di precisare se le misure di aiuto di cui agli articoli 1, 2 e 3 del decreto del MIPAF di attuazione dell'art.129, comma 1 lettera e) della legge 388/2000, che le Autorità italiane hanno specificato trattarsi di aiuti collegati a calamità naturali susseguite nel tempo a causa della siccità prolungata che ha determinato, come riflesso, prolungate crisi di mercato, effettivamente ricadessero nel punto 11.3 degli Orientamenti per gli aiuti di Stato in agricoltura, ovvero negli aiuti destinati a compensare danni causati da condizioni meteorologiche avverse. Le Autorità nazionali, ritenendo di non poter fornire i dati necessari ad una valutazione degli aiuti da parte della Commissione in base a tale punto, hanno deciso di ritirare il regime di aiuto. TAB. 7 - PROPOSTA DI RIPARTO DEI FONDI DI CUI ALL'ART.129 DELLA LEGGE 388/2000 (*) I parametri rappresentano l'incidenza percentuale sul totale nazionale della superficie di agrumi. (**) Nella proposta viene presa in considerazione anche la Regione Lazio. Situazione aggiornata alla nota MIPAF n. 3265 del 14 maggio 2002. TAB. 8 - TRASFERIMENTI ALLE REGIONI PER LE MISURE DI RICONVERSIONE VARIETALE, LEGGI N. 423/1998, N. 488/1999 E N. 388/2000 (*) I parametri rappresentano l'incidenza percentuale sul totale nazionale della superficie di agrumi. (**) Nella proposta viene presa in considerazione anche la Regione Lazio. Situazione aggiornata al decreto MIPAF n.11477 del 13 settembre 2002. In attuazione dell'articolo 129 della legge 388/2000, la legge 289/2002 (legge finanziaria 2003) ha stanziato per l'anno 2003 la somma di 12.911.422 € alle regioni interessate al Piano agrumi, per realizzare gli interventi di riconversione varietale previsti dal Piano agrumi, nonché le azioni inerenti alla lotta contro la malattia definita "Tristezza degli agrumi"; con il DM 105854, registrato alla Corte dei Conti il 29 ottobre 2003, è stato reso disponibile tale importo che il Ministero, con nota 38805 del 3 dicembre 2003, propone di ripartire tra le Regioni come riportato nella tabella seguente (tabella 8 bis). TAB. 8 BIS - TRASFERIMENTI ALLE REGIONI PER LE MISURE DI RICONVERSIONE VARIETALE E "TRISTEZZA DEGLI AGRUMI" (ANNO 2003), LEGGI N. 423/1998, N. 388/2000, N. 289/2002 (*) I parametri rappresentano l'incidenza percentuale sul totale nazionale della superficie di agrumi. Situazione aggiornata al decreto MIPAF n.105854 del 29 ottobre 2003 e alla nota MIPAF n.38805 del 3 dicembre 2003. La somma prevista dalla legge 388/2000 (56 miliardi di lire) è così convogliata nel regime di aiuti di Stato N 313/2001, in aggiunta al finanziamento di 60,2 miliardi di lire inizialmente previsto per la Misura 7.2. del Piano agrumi, per interventi di riconversione varietale e per la realizzazione di un programma di sostegno ai piani integrati di intervento delle O.P. Lo stanziamento a disposizione per il Piano agrumi è attualmente pari a 186 miliardi di lire, come riportato nella tabella seguente (tabella 9). TAB. 9 - PIANO AGRUMI, RIPARTO FONDI PER MISURA (IN MILIARDI DI LIRE) (1) (1) Situazione aggiornata alla decisione della Commissione C (2003) 369 fin. del 5 febbraio 2003. (2) I sub-totali delle singole misure non tengono conto della riassegnazione delle risorse finanziarie destinate al Piano agrumi approvata dall'On.le Ministro in data 29/08/2002, che prevede una maggiorazione del finanziamento relativo alla Misura 7.1.3 ad integrazione delle attività di ricerca e sperimentazione pari a 2.414.111,73 euro (4,67 miliardi di lire), conseguente - nell'ambito delle misure orizzontali - sia ad una riduzione del finanziamento della Misura 7.1.4, pari a 516.456,89 euro (1 miliardo di lire), sia ad una riduzione del finanziamento della Misura 7.1.5 pari a 77.468,53 euro (150 milioni di lire). A queste riduzioni, va ad aggiungersi la riduzione del finanziamento previsto per le Unioni - nell'ambito della Misura 7.2.1 - pari a 6.197.482,78 euro (1,2 miliardi di lire). (3) Al momento è stata presentata un'unica domanda di candidatura di Consorzi di prodotti DOP/IGP per l'attuazione della misura, il cui finanziamento è in corso di istruttoria. (4) Con decreto MIPAF n.11477 del 13 settembre 2002 alle Regioni interessate al Piano agrumi - alle quali si aggiunge la Regione Lazio - è stata trasferita una somma pari a 40.882.728,13 di euro (79,16 miliardi di lire) (Tab. 8). In base al decreto MIPAF n.105854 del 29 ottobre 2003 e alla nota MIPAF n.38805 del 3 dicembre 2003 alle Regioni interessate al Piano agrumi viene destinata la somma di 12.911.422 di euro (tabella 8 bis). (5) Con decisione della Commissione C (2003) 3550 del 15 ottobre 2003 è stata autorizzata l'esecuzione dell'art.5 della l.r. Sicilia n.22 del 1999 che assegna un contributo aggiuntivo della Regione pari a 10 miliardi di lire (5.164.569 euro) che va ad integrare il finanziamento previsto per la regione Sicilia dal Piano agrumi nazionale. 1.5 Lo stato di attuazione delle misure del Piano agrumi 1.5.1 Le misure orizzontali Le misure orizzontali del Piano agrumi hanno ottenuto il parere favorevole della Commissione europea AGR per un finanziamento pari a 46,8 miliardi di lire, ai quali si sono aggiunti 10 miliardi di lire, destinati dalla legge finanziaria 2000, e 10 miliardi di lire, destinati dalla legge finanziaria 2001, stanziati con specifiche delibere del CIPE (cfr. paragrafo 1.4). TAB. 10 - LE MISURE ORIZZONTALI DEL PIANO AGRUMI (*) I sub-totali delle singole misure non tengono conto della riassegnazione delle risorse finanziarie destinate al Piano agrumi approvata dall'On.le Ministro in data 29/08/2002, che prevede una maggiorazione del finanziamento relativo alla Misura 7.1.3 ad integrazione delle attività di ricerca e sperimentazione pari a 2.414.111,73 euro (4,67 miliardi di lire), conseguente - nell'ambito delle misure orizzontali - sia ad una riduzione del finanziamento della Misura 7.1.4, pari a 516.456,89 euro (1 miliardo di lire), sia ad una riduzione del finanziamento della Misura 7.1.5 pari a 77.468,53 euro (150 milioni di lire). A queste riduzioni, va ad aggiungersi la riduzione del finanziamento previsto per le Unioni - nell'ambito della Misura specifica 7.2 - pari a 6.197.482,78 euro (1,2 miliardi di lire)- si veda tabella 11. • Misura 7.1.1 - Monitoraggio dei mercati Il MIPAF ha approvato il progetto esecutivo presentato dall'ISMEA (DM 52381 del 30/11/2001). La misura prevede, per l’arco di un triennio, l’istituzione di un sistema informativo sui principali mercati delle produzioni agrumicole nazionali e sui nuovi potenziali sbocchi commerciali. L’attuazione della misura si esplica, in particolare, nella realizzazione di attività di raccolta e di elaborazione dati, anche mediante l’impiego di reti telematiche, finalizzate a fornire le informazioni e le statistiche di base per successive analisi sugli sviluppi dei mercati e sulle tendenze di altre variabili, non solo economiche, quali ad esempio i nuovi orientamenti dei consumatori, le strategie commerciali dei principali competitor internazionali, le innovazioni di prodotto e di processo, ecc. Le analisi riguarderanno, in particolare, tutte le produzioni agrumicole avviate al consumo fresco, nonché le spremute e gli altri prodotti ottenuti dalla trasformazione industriale degli agrumi. Il programma di attività proposto da ISMEA, al fine di valutare tutti gli aspetti e le problematiche connessi alla filiera degli agrumi - dalla produzione al consumo finale -, segue un percorso logico articolato in specifici punti di analisi: le tendenze della produzione agricola; gli sviluppi dei mercati all’origine e all’ingrosso; la trasformazione industriale; le problematiche distributive e commerciali; l’evoluzione degli scambi internazionali; l’analisi dei consumi; la legislazione; l’agrumicoltura biologica. Allo stato attuale è stato realizzato il sito internet ufficiale del Piano agrumi, visibile all'indirizzo www.agruminet.it Sul sito è possibile reperire i dati relativi alla produzione biologica, le statistiche del commercio estero, le indagini sulla trasformazione e sui consumi e dossier specifici. All'interno del sito è stato attivato uno spazio curato dall'INEA, denominato "Normativa", con la normativa specifica relativa al Piano agrumicolo nazionale. Successivamente, questo spazio riporterà gli aggiornamenti della normativa sul comparto a livello comunitario, nazionale e regionale, configurandosi come un "Osservatorio legislativo". Il sito entrerà a pieno regime non appena saranno completate alcune sezioni. È in corso di rilevazione, inoltre, il monitoraggio dei mercati all'ingrosso e al dettaglio e sono state avviate indagini specifiche, tra cui un'analisi della situazione agrumicola italiana dal 1997 al 2001 pubblicata come "Report agrumi 2003". Il Report analizza la situazione internazionale - con un approfondimento sui Paesi del Mediterraneo e quelli comunitari - e la situazione produttiva nazionale, soffermandosi, in particolare, sugli aspetti legati al comportamento dell'industria nazionale di trasformazione e all'evoluzione del mercato e offrendo un quadro dei consumi domestici. • misura 7.1.2 - Schedario agrumicolo Il progetto esecutivo presentato dall'AGEA è in corso di approvazione da parte del MIPAF. La costituzione dello Schedario agrumicolo nazionale si pone, quale principale obiettivo, la realizzazione di uno strumento conoscitivo e di supporto per la programmazione delle politiche di intervento nazionali e regionali da attuare nel settore, per la conoscenza del potenziale produttivo e dell’andamento della produzione, per la distribuzione e consistenza delle specie e delle varietà, nonché per il controllo nei regimi di aiuto comunitari e nazionali, ai fini di una corretta erogazione dei contributi alle aziende agrumarie ed alle loro associazioni di rappresentanza. L’utilizzo di tale strumento consentirà all’Amministrazione di adeguare il settore agrumicolo agli altri settori produttivi (olio, vino, PAC seminativi, tabacco) oggetto di contribuzione nazionale e comunitaria, sia in termini di efficacia dei controlli sulla corretta erogazione degli aiuti, sia in termini di conoscenza e fruibilità, per i diversi attori coinvolti, delle informazioni indispensabili ad assicurare una efficiente politica di gestione del settore. La realizzazione dello Schedario agrumicolo potrà avvalersi del know-how già maturato con riferimento ai predetti settori produttivi, per i quali, ormai da anni, l’Amministrazione italiana ha realizzato il proprio Sistema informativo geografico (GIS), che costituisce, come noto, un sistema di rilevamento della realtà produttiva del territorio nazionale unico in Europa. Il processo di creazione ed il successivo aggiornamento dello Schedario sarà caratterizzato dal forte coinvolgimento delle strutture associative periferiche di settore, con un contributo non limitato all’espletamento delle sole attività istruttorie di tipo amministrativo, ma comprensivo anche delle attività tecniche ed operative di assistenza e supporto a favore dei produttori, assicurate grazie alla messa a disposizione, in modalità telematica, della banca dati fotocartografica del GIS AGEA, prevista sin dall’avvio del progetto. Il progetto si avvarrà di un apposito atto dichiarativo, denominato “dichiarazione di consistenza aziendale”. La presentazione di questo atto sarà resa obbligatoria per tutti i produttori agrumicoli mediante apposito disposto normativo. Tutte le aziende che risultino già censite nelle basi dati AGEA saranno sollecitate alla presentazione mediante trasmissione alle stesse di un modulo precompilato con tutte le informazioni già disponibili. Per le aziende che non risultino ancora censite nelle basi dati AGEA, sarà determinante il ruolo propulsivo delle Associazioni di categoria. Oltre alle Associazioni ed alle O.P., per la raccolta delle dichiarazioni è previsto anche il coinvolgimento dei CAA e degli Assessorati regionali e provinciali competenti. Il progetto di collegamento telematico del sistema centrale con le strutture associative periferiche di settore, con i CAA e con gli Assessorati regionali prevede l’adozione di un “modello di fruizione telematica dei dati” già sperimentato sugli altri settori di intervento e, pertanto, soddisfa la reale esigenza di “compatibilità” del “Sistema agrumi” con il Sistema integrato di gestione e controllo del quale, di fatto, rappresenta un nuovo tassello, anche per quanto concerne la componente di servizio telematica. Elementi caratterizzanti che, dal punto di vista tecnico, saranno messi a disposizione dei suddetti referenti istituzionali primari, per supportare le attività di loro competenza con modalità innovative rispetto ai modelli già sperimentati in precedenza, sono: • utilizzo in linea del GIS dello Schedario, con possibilità di formulare proposte di variazione su base grafica; • utilizzo della firma elettronica da parte delle Associazioni; • possibilità di utilizzo della firma elettronica anche da parte dei soci delle Associazioni al fine di supportare la presentazione delle dichiarazioni di consistenza aziendale in modalità esclusivamente telematica. La costituzione dello Schedario agrumicolo rappresenta un valido strumento per la migliore definizione e realizzazione di alcuni degli obiettivi previsti dai POR delle più importanti regioni agrumicole d’Italia. I dati e le informazioni presenti nello Schedario, la loro pronta disponibilità attraverso il Portale del SIAN e la progressiva integrazione con l’ampliamento della base dichiarativa, potranno essere utilizzate dalle Amministrazioni regionali per programmare gli interventi operativi sul territorio di propria competenza. I principali ambiti progettuali individuati in prima istanza, che si gioveranno dei servizi erogati dallo Schedario agrumicolo, sono riconducibili a: interventi per il miglioramento della base aziendale produttiva esistente; interventi a favore di nuova imprenditorialità; interventi per la promozione, trasformazione e commercializzazione delle produzioni agrumicole; completamento della filiera e aumento del valore aggiunto a vantaggio dell’economia regionale; interventi volti al miglioramento della qualità delle produzioni e loro maggiore rispondenza alle logiche di mercato. • Misura 7.1.3 - Ricerca e sviluppo Il MiPAF ha approvato il progetto esecutivo per la prima annualità (DM 50989 del 04/05/2001) presentato dall'Istituto sperimentale di agrumicoltura di Acireale. Il progetto - il cui responsabile scientifico è il dr. Francesco Intrigliolo (Direttore di sezione) - prevede lo sviluppo di ricerche, nell’ambito di alcune tematiche, per aumentare la competitività dell’agrumicoltura italiana attraverso: • il miglioramento della qualità dei frutti nella sua globalità e nella fase di post-raccolta; • l’ampliamento dell’epoca di raccolta; • il miglioramento delle conoscenze sul genoma degli agrumi per l’isolamento dei geni coinvolti nel processo qualitativo; • l’utilizzo di mezzi tecnici a basso impatto ambientale; • il miglioramento delle tecniche in fase di post-raccolta; • la creazione di nuovi segmenti di mercato nella filiera agrumicola; • il miglioramento delle conoscenze tecniche ed economiche, comprese le produzioni eco-compatibili. Dalle tematiche sopra esposte traggono spunto le seguenti cinque azioni, d’interesse comune alle realtà agrumicole presenti nelle diverse regioni italiane, in cui sono coinvolte 25 Istituzioni scientifiche (suddivise in 29 Unità Operative), che possiedono le necessarie competenze per lo svolgimento del progetto: Azione N.1 - Isolamento di geni coinvolti nel processo produttivo e induzione di resistenza a parassiti particolarmente nocivi - responsabile: dr. Giuseppe Reforgiato Recupero, Istituto sperimentale per l’agrumicoltura; Azione N.2 - Fertilizzazione a basso impatto ambientale - responsabile: dr. Francesco Intrigliolo, Direttore di sezione dell'Istituto sperimentale per l’agrumicoltura; Azione N.3 - Problematiche del settore post-raccolta - responsabile: dr. Giacomo Lanza, Istituto sperimentale per l’agrumicoltura; Azione N.4 - Utilizzo alternativo al consumo fresco dei frutti di agrumi - responsabile: dr. Paolo Rapisarda, Istituto sperimentale per l’agrumicoltura; Azione N.5 - Principali temi di ricerca economico-agraria per la filiera agrumicola - responsabile: prof. Francesco Bellia - Dipartimento di scienze economico-agrarie ed estimative (DISEAE), Università di Catania. L’organizzazione e la gestione dell’azione è stata affidata alle unità operative del DISEAE e della sezione di Economia e politica agraria del Dipartimento di economia e sistemi arborei dell’Università di Sassari (DESA), sotto il coordinamento del prof. Francesco Bellia. Nell'ambito dell'Azione N.1, nella prima annualità si è proceduto, per quanto riguarda la biosintesi della antocianina, all'utilizzo delle cDNA library, ottenuta da polpe di varietà di arancia pigmentata, per l'isolamento di sequenze geniche appartenenti agli enzimi coinvolti nella biosintesi stessa. È stata effettuata, con successo, la messa a punto della tecnica cDNA-AFLP per l'isolamento di sequenze collegate alla biosintesi della antocianina e delle acidità. Inoltre, è stato dato inizio alla costruzione di una BAC library. Nel settore dell'embrionia nucellare è stato possibile, mediante semi ottenuti da impollinazione controllata, monitorare la quantità di ibridi capaci di generare embrioni di origine nucellare. Per l'aspetto riguardante l'induzione di resistenza al mal secco sono state messe a punto le tecniche di inoculazione. Nell'ambito dell'Azione N.2, nella prima annualità, una volta individuati e definiti i metodi sperimentali e i protocolli scientifici, si è proceduto all'attività sperimentale di campo e di laboratorio. Presso diverse aziende private sono stati effettuati rilievi e valutazioni degli indici agronomici e pedologici e sono state eseguite le prime analisi di laboratorio. È stato realizzato un cumulo di compost nel quale sono state monitorate la temperatura, l'umidità e i principali parametri biochimici per poterlo valutare in base alla destinazione d'uso. Inoltre, si è proceduto alla valutazione delle analisi spettrali dei frutti, foglie e chiome. Nell'ambito dell'Azione N.3 si sta procedendo con lo studio sull'efficacia e sul metodo di monitoraggio on line delle quantità di principio attivo dei diversi fungicidi, sui metodi alternativi alla lotta chimica e sugli agenti sanitizzanti chimici e fisici per il controllo delle micopatie in post-raccolta. I dati sperimentali, rilevati con cadenza mensile dai campioni di frutta, sono il risultato di indagini quali: l'impiego di bassi dosaggi fungicidi somministrati tramite bagno caldo; l'utilizzo di adeguate formulazioni cerose; l'applicazione di regolatori di crescita; l'impiego di atmosfere modificate e arricchite con ozono; l'ottimizzazione dei livelli igrometrici dell'ambiente conservativo. Per l'individuazione precoce dei danni da freddo su agrumi, mediante metodi spettrofotometrici e per lo studio sulla rilevazione delle sollecitazioni meccaniche subite dai frutti durante il transito sulle linee di lavorazione e sulle prove di urto ripetuto, i dati sono in fase di avanzata elaborazione. Nell'ambito dell'Azione N.4, nella prima annualità, una volta ultimata la messa a punta dei protocolli sperimentali, per la tematica degli agrumi minimamente trattati si è proceduto alla valutazione qualitativa dei prodotti mentre è in fase avanzata la progettazione di un prototipo per la pelatura meccanica delle arance. In merito alla ricerca sulle soluzioni tecnologicamente innovative per il trattamento del succo, si stanno conducendo prove in diversi impianti pilota. Alcuni interessanti risultati si sono avuti sullo studio delle attività biologiche di alcuni componenti degli agrumi. Nell’ambito dell’Azione N.5, nella seconda metà del 2001 sono state avviate le seguenti dodici tematiche di ricerca. Alcune ricerche sono state oggetto di pubblicazione, mentre altre hanno prodotto dei primi risultati che attendono verifiche ed approfondimenti. In particolare: • indagini economico-agrarie sull’agrumicoltura spagnola (DISEAE) - l’insieme delle informazioni acquisite e dei dati raccolti nel corso del primo anno ha permesso di approfondire le conoscenze sull’agrumicoltura spagnola e di sviluppare l’indagine economico-agraria progettata, dei cui risultati ci si potrà avvalere per la messa a punto di alcune strategie di rilancio dell’agrumicoltura italiana; • dinamica degli scambi commerciali con l’estero degli agrumi freschi e dei derivati in Italia (1989 – 2000) (DISEAE) - i primi risultati dell’indagine, che illustrano i movimenti evolutivi su scala mondiale, per aree geografiche e per principali Paesi, delle produzioni, delle esportazioni ed importazioni e degli sbocchi commerciali dei prodotti agrumicoli, consentono di monitorare quanti e quali Paesi hanno giocato un ruolo predominante nel commercio internazionale (con particolare riguardo alle performance dell’ultimo decennio) e quali e quanti, invece, hanno esercitato un ruolo marginale ed in progressiva riduzione; • aspetti strutturali dell’agrumicoltura lucana e possibili strategie di valorizzazione delle relative produzioni (marketing mix) (DISEAE) - l’analisi ha evidenziato, nell’organizzazione del mercato dei relativi prodotti agrumari, l’assenza o quasi di rapporti di filiera fra le diverse fasi produttive ed il mancato ricorso ad adeguate strategie di marketing-mix, con forti contenuti di discontinuità rispetto a quanto si è constatato in altre realtà agrumicole. I risultati dell’indagine sono stati oggetto di una relazione ad un convegno di studio, tenutosi a Pantanello-Metaponto (MT) nel dicembre del 2001 e successivamente di una pubblicazione; • analisi economiche sullo smaltimento dei residui solidi dell’industria di trasformazione degli agrumi (DISEAE) - la ricerca, sulla quale sono stati pubblicati alcuni risultati, è stata realizzata utilizzando modelli di simulazione, tendenti a fornire indicazioni sulle modalità più convenienti di smaltimento; • effetti economici delle principali innovazioni in agrumicoltura (1980-2000) (DISEAE) - sulla scorta dei risultati degli studi svolti per ciascuna tipologia d’innovazione introdotta nelle aziende agrumicole, nell’arco del periodo esaminato, sono stati osservati e valutati specifici effetti economici, con incrementi di redditi, a parità di altre condizioni. Per alcune di esse, gli incrementi sono imputabili a maggiori ricavi (cambiamenti di specie e/o varietà, ecc.) o a minori costi (meccanizzazione delle operazioni colturali e/o dei trasporti, ecc.) e, come tali, riconducibili a modelli di “adattamenti economici parziali”, per cui i giudizi di convenienza possono formularsi con bilanci parziali. Per altre, invece, gli incrementi di reddito sono la risultante di movimenti sia sui ricavi, sia sui costi (caratteristiche strutturali delle piantagioni, difesa delle produzioni, metodi di produzione ecocompatibili, ecc.) e, come tali, riconducibili ai modelli di “adattamento economico totale”, per cui i giudizi di convenienza possono formularsi, in questo secondo caso, con bilanci globali; • analisi e prospettive di mercato delle arance rosse di IV gamma (DISEAE) - alla luce delle ultime innovazioni tecnologiche in tali ambiti di ricerca, è possibile, anche se in via sperimentale, potere includere le arance tra i prodotti suscettibili di conquistare, a pieno titolo, una posizione leader tra i prodotti di IV gamma. L’indagine di mercato, riferita alle arance “rosse di Sicilia” di IV gamma, è stata effettuata, nel corso dell’anno 2002, nelle città di Roma e Palermo; • nuove forme di commercializzazione degli agrumi (e-commerce): vincoli ed opportunità (DISEAE) - il progetto di ricerca dovrebbe svilupparsi nell’arco di un biennio ed è volto a verificare le potenzialità effettive del commercio in rete per i prodotti agroalimentari; • rassegna delle linee d’azione pubblica per l’agrumicoltura in Italia (DISEAE) - l'analisi è stata condotta sull'applicazione delle politiche strutturali e delle politiche di mercato e commerciali comunitarie, nazionali e regionali, con riferimento alle fasi di produzione, di trasformazione e di distribuzione. Un'analisi critica dell'azione pubblica, nella sua complessa articolazione, non consente di formulare una valutazione positiva a causa dell'imperfetta e, in qualche caso, insufficiente rispondenza delle misure in vigore alle esigenze della filiera produttiva che, in alcune zone della Sicilia e della Calabria assume, in termini di reddito e di addetti, un importante ruolo nei sistemi economici corrispondenti. • prime valutazioni dei risultati economici dell’introduzione del metodo biologico in aziende agrumicole (DISEAE/DESA) - nel corso del primo anno di attività sono state definite la metodologia di rilevazione delle aziende “biologiche” e “convenzionali”, ai fini della comparazione dei relativi risultati economici, e la metodologia di indagine del campione, basata su 150 unità produttive specializzate, stratificate per indirizzo agrumicolo e per regione di appartenenza. Sono state individuate aree omogenee in cui effettuare le indagini: cinque sono localizzate in Sicilia (Lentinese, Piana di Catania, Siracusano, Versante Jonico Etneo, Ciaculli); tre in Sardegna (Piana di Cagliari, Piana di Orosei e Campidano di Oristano); due in Calabria (Lamezia Terme e Piana di Sibari); una in Basilicata (Metaponto); una in Puglia (Tarantino). Le aziende rilevate (75 “biologiche e 75 “convenzionali” ) si concentrano in Sicilia (46,7 %) e in Calabria (26,7 %), cui seguono la Sardegna (13,3%), la Basilicata (6,7%) e la Puglia (6,7%); quanto invece all’indirizzo agrumicolo, le aziende campionate si addensano sull’indirizzo arancicolo (46,7%) e su quello clementinicolo (33,3%), cui seguono il limonicolo (13,3%) ed il mandarinicolo (6,7%). Sulla base dei dati acquisiti è stata programmata una fase dello studio tendente a elaborare alcuni indici tecnico-economici ed ambientali, in relazione alle diverse tipologie produttive, per poi esprimere una valutazione sul ruolo delle politiche agroambientali dell’UE e sul relativo impatto sul comparto produttivo in esame; • il mercato mondiale degli agrumi freschi (DESA) - lo studio rileva come la produzione degli agrumi freschi sia in continua crescita soprattutto in America e in Asia, a differenza dei consumi che, pur essendo in aumento, si accrescono secondo ritmi inferiori alle produzioni, con formazione di eccedenze produttive e cali dei prezzi reali. Tra i Paesi produttori-esportatori, la Spagna rafforza la sua posizione di primo piano a livello mondiale mentre l’Italia la indebolisce; tra i Paesi importatori primeggiano quelli dell’Europa settentrionale, anche se emergono talune differenze fra specie agrumicole; • l’analisi della competitività nel commercio internazionale dei prodotti agrumicoli freschi: una sintesi dei primi risultati (DESA) - la ricerca, condotta utilizzando la metodologia Constant Market Share Analysis (CMSA) per confrontare la export-performance di Spagna, USA, Sud Africa, Marocco, Israele, Grecia e un aggregato comprendente gli “altri Paesi”, nei principali mercati di destinazione (UE 15, Giappone, USA e Resto del Mondo), pone in evidenza la crescita della quota di mercato di Marocco, Sud Africa e aggregato “altri Paesi”, a differenza dei Paesi tradizionali esportatori - quali USA, Spagna ed Israele - che riducono il loro contributo ai flussi del commercio internazionale. • aspetti produttivi ed economici dell’agrumicoltura in Sardegna (DESA) - l'indagine, in corso di svolgimento, mostra un’importanza modesta del settore nell’ambito dell’agricoltura della regione. L'agrumicoltura assume una posizione marginale in termini di produzione e di redditi, mentre sotto l’aspetto strutturale il comparto denota scarsa specializzazione ed una accentuata polverizzazione delle unità produttive, con ridotti livelli di produttività e redditività, in rapporto alla situazione esistente in altre regioni. Con il DM 568/7624 del 04/12/2002 il MIPAF ha approvato il programma esecutivo biennale per l'ampliamento del progetto relativo alla Misura 7.1.3 Ricerca e sviluppo. Il nuovo programma prevede l'ampliamento delle Azioni N.2 e N.4 e la definizione di nuove attività di ricerca (Azioni N.6 e N.7) come di seguito descritto: Azione N.2 - sono state inserite alcune tematiche riguardanti i meccanismi che in genere coinvolgono la fruttificazione nonché lo studio dei fenomeni e delle tecniche da adottare nella fase di abscissione e di nutrizione del frutto e degli interventi irrigui capaci di mantenere elevati livelli produttivi; Azione N.4 - nell'ottica dell'individuazione e valorizzazione dell'aspetto salutistico dei frutti e dei succhi di agrumi, si vogliono approfondire gli studi a livello farmacologico e bio-medico; Azione N.6 e Azione N.7 - hanno come obiettivo il trasferimento agli operatori agricoli di importanti innovazioni tecnico-scientifiche e valutazioni economiche che possono migliorare il globale standard qualitativo con un conseguente migliore collocamento non solo del frutto fresco ma anche di alcuni importanti derivati e sottoprodotti. Verranno affrontati i seguenti temi: le produzioni agrumicole biologiche; gli interventi per la regolazione della crescita del frutto; gli aspetti della difesa relativi al controllo degli insetti chiave in agrumicoltura e alla definizione delle procedure per la caratterizzazione e lo sviluppo applicativo delle più moderne tecniche di precoce e rapida diagnosi di virus e viroidi degli agrumi. • Misura 7.1.4 - Comunicazione e promozione Il MIPAF ha approvato il progetto esecutivo presentato dall'ISMEA nell'ottobre 2001. Il progetto esecutivo è stato rimodulato nel gennaio 2003, in relazione alla nota del Ministero del 23 dicembre 2002 con cui si comunica la necessità di spostare le attività di comunicazione e promozione previste nel piano esecutivo, concedendo una proroga al 31 marzo 2004 a causa dei vari eventi che hanno determinato una forte riduzione della produzione agrumicola. La Misura 7.1.4 Comunicazione e promozione risulta articolata in: • un progetto esecutivo per la I e II annualità, contenente una rimodulazione della programmazione delle azioni previste in modo da assicurare l'efficacia del piano in corrispondenza con le singole campagne di commercializzazione; • un progetto esecutivo per la III annualità. Il Piano di comunicazione e promozione si collega ad un'azione di rilancio e di affermazione dell'agrumicoltura di qualità sul mercato globale e si propone di sottolineare alcune esigenze, tra cui quella di incentivare i consumi interni. A tal fine è stata predisposta, per i primi due anni, una campagna di comunicazione e promozione in grado di far fronte alle pressioni competitive che provengono dall'esterno, andando ad agire sugli atteggiamenti dei consumatori tramite una corretta informazione per generare gradualmente un cambiamento nelle abitudini di consumo e, di conseguenza, una maggiore commercializzazione. L'analisi del mercato agrumicolo ha permesso di rilevare le direttive principali su cui articolare le azioni del piano di comunicazione e promozione. Le tematiche che dovranno essere affrontate - per i primi due anni - con riferimento alle arance rosse e bionde, clementine, limoni e mandarini, sono: • una campagna di promozione sui punti vendita della Grande Distribuzione, con allestimento di corner espositivi con opportuni supporti promozionali, contenenti - nelle immagini e nei testi - elementi riconducibili alla tradizione di una sana alimentazione italiana; • una campagna di promozione itinerante presso i punti vendita e le principali piazze d'Italia che sia di supporto all'acquisizione di spazi espositivi all'interno della GDO; • una campagna di promozione (a partire dalla seconda annualità) presso i principali aeroporti, che svolga una funzione di promozione e di informazione per i prodotti agrumicoli; • una campagna di affissione; • una campagna di comunicazione integrata che, attraverso coproduzioni radiotelelevisive, inserti redazionali sulla carta stampata e l'affissione nelle principali città italiane, favorisca l'acquisizione di un posizionamento elevato e la definizione di un'immagine di qualità per gli agrumi; • una campagna di informazione su Internet tramite banner pubblicitari ed inserti redazionali presenti nelle home page dei principali portali nazionali oltre ai link con i principali siti istituzionali interessati alla campagna. Per la terza annualità le iniziative si concentreranno su azioni promozionali e di comunicazione sul mercato estero. In particolare, le attività promozionali si articoleranno in: • promozione sui punti vendita di due nuovi Paesi (probabilmente Germania e Inghilterra); • partecipazione a eventi sportivi; • aggiornamento materiale promo-pubblicitario; mentre le attività di comunicazione si articoleranno in: • organizzazione di un evento a Bruxelles; • campagna di informazione sulla stampa di settore estera; • campagna di informazione sulla stampa; • conferenza di chiusura delle attività. Tra le attività specifiche previste dal progetto esecutivo - I e II annualità - è in fase di perfezionamento l'attività di vendita di agrumi presso i PDV della società Autogrill e presso i PDV della Grande Distribuzione mediante contratti tra ISMEA e GDO che prevedono forniture di prodotto per il tramite delle O.P.; è previsto l’allestimento di corner espositivi sui punti vendita attraverso opportuni supporti promozionali, contenenti - nelle immagini e nei testi - elementi riconducibili alla tradizione di una sana alimentazione italiana. L'attività promozionale - diretta principalmente ad incrementare i consumi, anche proponendo un utilizzo più ampio degli agrumi - è partita nel mese di dicembre 2002 (camper itinerante presso le maggiori piazze d’Italia) ed è stato realizzato il materiale pubblicitario con il logo-marchio della campagna (tra cui opuscoli informativi, depliant, ricettari, cofanetti a schede). Specificatamente, il materiale promo-pubblicitario è costituito dai seguenti gadgets: porta chiavi, adesivi, post-it, righelli, penne, cappellini, tovagliette breakfast. Gli opuscoli informativi contengono le schede tecniche relative agli aspetti nutrizionali, salutistici e dietetici; mentre il cofanetto a schede è composto da una raccolta di schede (ciascuna per ogni specie di agrume) in cartoncino, con stampato su un lato la scheda salutistica e sull’altro la ricetta. La campagna di comunicazione, invece, non è ancora partita. Sono stati approntati i capitolati e si è nella fase di assegnazione degli incarichi per la campagna di comunicazione radiotelevisiva e di informazione sulla stampa. Successivamente, partirà la campagna di comunicazione tramite Internet. • Misura 7.1.5 - Creazione e potenziamento dei Consorzi di prodotti DOP/IGP Allo stato attuale è stata presentata un'unica domanda di candidatura da parte dei Consorzi di prodotti DOP/IGP per l'attuazione della misura, il cui finanziamento è in corso di istruttoria. 1.5.2 Le misure specifiche Con decisione della Commissione del febbraio 2003 [C (2003) 369 fin], le misure specifiche del Piano agrumi hanno ottenuto un finanziamento complessivo pari a 116,2 miliardi di lire (60.012.290 euro) (tabella 11). Specificatamente, le Regioni interessate al Piano agrumi, alle quali con decreto MIPAF vengono assegnate risorse aggiuntive oltre a quelle previste nei POR per interventi di riconversione varietale a favore dell'agrumicoltura, devono predisporre i propri Piani agrumicoli sulla base delle linee guida elaborate dall'INEA per conto del MIPAF7. 7 L'elaborazione delle Linee guida deve tenere conto delle lettere del 7 novembre 2001, dell'8 marzo 2002, del 24 settembre 2002 e del 22 gennaio 2003 con le quali la Rappresentanza permanente d'Italia presso L'Unione europea ha trasmesso alla Commissione i complementi di informazione chiesti alle Autorità italiane con lettere del 17 luglio 2001, dell'8 gennaio 2002 e del 6 maggio 2002 nonché in seguito a contatti informali. TAB. 11 - LE MISURE SPECIFICHE DEL PIANO AGRUMI (*) L'importo non tiene conto della riassegnazione delle risorse finanziarie destinate al Piano agrumi approvata dall'On.le Ministro in data 29/08/2002, che prevede una riduzione del finanziamento previsto per le Unioni - nell'ambito della Misura 7.2.1 - pari a 6.197.482,78 euro (1,2 miliardi di lire). Questa riduzione, unitamente alla riduzione del finanziamento della Misura 7.1.4 pari a 516.456,89 euro (1 miliardo di lire) e alla riduzione del finanziamento della Misura 7.1.5 pari a 77.468,53 euro (150 milioni di lire), convogliano nella maggiorazione del finanziamento relativo alla Misura 7.1.3 ad integrazione delle attività di ricerca e sperimentazione pari a 2.414.111,73 euro (4,67 miliardi di lire) - si veda tabella 10. • Misura 7.2.1 - Sostegno ai Piani integrati di intervento delle O.P. Il 20% del finanziamento del regime di aiuti a favore dell'agrumicoltura italiana nell'ambito delle misure specifiche del Piano agrumi, pari a 23,24 miliardi di lire (12.002.458,33 euro), è stato destinato alla Misura 7.2.1. In seguito alla riassegnazione delle risorse finanziarie destinate al Piano agrumi approvata dall'On. Ministro in data 29/8/2002, il finanziamento previsto per le Unioni è stato ridotto di 6.197.482,13 euro. Con i decreti ministeriali n.21385, n.21386 e n.21387 sono stati assegnati, rispettivamente 1.608.800 euro all'UIAPOA, 804.400 euro all'UNACOA e 1.608.800 euro all'UNAPROA, per un totale di 4.022.000 euro. In data 11 luglio 2003, con nota prot. n.13, le 3 Unioni delle Organizzazioni dei produttori ortofrutticoli hanno trasmesso al MIPAF il progetto esecutivo per l'approvazione. Il progetto esecutivo del Piano integrato di intervento delle OP e AOP, prevede due Piani: C) Piano dei servizi alla commercializzazione e comunicazione, con interventi nei seguenti ambiti: A.3 Valorizzazione qualitativa del prodotto; A.3.1 Certificazione di processo e di prodotto A.3.2 Certificazione di tracciabilità A.4 Comunicazione e promozione. D) Piano di riorganizzazione e ammodernamento delle strutture produttive, che prevede interventi nei seguenti ambiti: B.1 Ammodernamento delle strutture produttive e di commercializzazione B.1.1 Riorganizzazione ed accorpamento delle strutture esistenti B.1.2 Adeguamento tecnologico degli impianti di lavorazione e commercializzazione B.2 Riduzione dell'impatto ambientale B.3 Miglioramento delle condizioni di sicurezza ed igiene. Il Piano dei servizi alla commercializzazione e comunicazione prevede il sostegno alla erogazione di servizi a favore delle OP e AOP, per loro tramite, dei soggetti associati e non associati, allo scopo di migliorare la qualità del prodotto e promuoverne l’immagine presso il consumatore. Il finanziamento di iniziative per la “valorizzazione qualitativa del prodotto” (azione A.3) comprende l’erogazione di contributi sia per la certificazione di processo/prodotto (sottoazione A.3.1) sia per l’implementazione di sistemi per la tracciabilità del prodotto (sottoazione A.3.2). Attraverso l’azione “comunicazione e promozione” (azione A.4) si vogliono invece sostenere iniziative promozionali e di valorizzazione delle produzioni agrumicole, direttamente rivolte al consumatore anche mediante l’impiego dei molteplici canali comunicativi attualmente disponibili. Il Piano di riorganizzazione e ammodernamento delle strutture produttive è finalizzato a promuovere la realizzazione di investimenti materiali che abbiano come obiettivo l’ammodernamento tecnologico degli impianti, la riduzione dell’impatto ambientale e il miglioramento delle condizioni di sicurezza e di igiene degli ambienti di lavorazione. L’azione di “ammodernamento delle strutture produttive e di commercializzazione” (azione B.1) sostiene interventi con due diverse finalità: la prima è costituita dalla riorganizzazione e dall’accorpamento delle strutture esistenti (sottoazione B.1.1) ed è mirata a concentrare l’offerta e aumentare le dimensioni medie degli impianti per l’ottenimento di economie di scala, la riduzione dei costi di produzione ed il miglioramento dell’efficienza complessiva dei processi; la seconda è costituita dall’adeguamento tecnologico degli impianti di lavorazione (sottoazione B.1.2) ed è mirata al trasferimento di tecnologie innovative, all’informatizzazione ed automatizzazione delle linee di produzione. L’azione di “riduzione dell’impatto ambientale” (azione B.2) agevola l’aggiornamento tecnologico delle imprese finalizzato a migliorare la gestione delle acque, favorire il riciclaggio dei rifiuti, ridurre i consumi di energia e a diffondere il ricorso a fonti energetiche alternative e rinnovabili. Infine l’azione di “miglioramento delle condizioni di igiene e sicurezza” (azione B.3) è finalizzata a promuovere investimenti strutturali che consentano di migliorare le caratteristiche dei locali di lavorazione. Le misure presenti nel Piano integrato di intervento sono attivate tramite la presentazione di Piani di sviluppo dei bacini agrumicoli da parte delle OP operanti nel bacino medesimo; il bacino produttivo (non necessariamente riferito ad un’area geografica e/o amministrativa) delle OP e/o AOP è costituito dal territorio interessato dalle produzioni dei soggetti che conferiscono alle OP o che comunque hanno rapporti con le OP. Esso può essere dato dal bacino produttivo di un’unica OP e/o AOP oppure dalla somma di più bacini. I piani di sviluppo del bacino potranno prevedere lo stanziamento di una quota di fondi, fino ad un massimo del 20% delle risorse, a valere solo su alcune delle azioni previste dal Piano integrato di intervento, per aziende agricole non socie delle OP. Nel Piano di sviluppo del bacino si collocano le iniziative progettuali dei soggetti beneficiari del Piano integrato di intervento, ossia delle OP/AOP e delle imprese agricole, in forma singola o associata, non socie, che operano all’interno dello stesso bacino. I piani di sviluppo del bacino devono tenere conto dei programmi operativi delle OP, delle linee di indirizzo contenute nei Programmi Operativi Regionali, delle esigenze del bacino, e dovranno essere finalizzati alla rimozione delle criticità ed al perseguimento delle opportunità esistenti. L’attuazione del Piano integrato di intervento prevede l’interagire di diversi soggetti, in particolare: • il MIPAF è il soggetto responsabile del Piano integrato di intervento; • le Unioni sono il soggetto attuatore del Piano integrato di intervento; • le OP e AOP svolgono la funzione di soggetto proponente del Piano di sviluppo del bacino8, • le OP, e per loro tramite tutte le imprese socie e le società commerciali di servizio controllate9, nonché le imprese agricole non socie, in forma singola e associata, sono i beneficiari finali degli interventi. 8 Se il bacino produttivo è formato da due o più OP e/o AOP, il piano di sviluppo del bacino può essere proposto da tutte le